Difesa e sicurezza, Ucraina, migrazione, rapporti con Stati Uniti e Cina, competitività, intelligenza artificiale, clima, protezione dei minori e nuove alleanze internazionali. Nel discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato il 16 settembre a Strasburgo, Ursula von der Leyen ha raccolto sotto la parola «indipendenza» gran parte delle priorità europee per il prossimo anno. La presidente della Commissione ha confermato il sostegno all’Ucraina e annunciato nuovi strumenti per la sicurezza europea, compreso un meccanismo di consultazione ispirato all’articolo 4 della NATO e la proposta di un Consiglio europeo di sicurezza aperto anche a Regno Unito, Canada, Norvegia e Ucraina. La crisi di Ceuta ha occupato uno spazio centrale nel capitolo migratorio, con una maggiore enfasi sulla protezione delle frontiere, sui rimpatri e sulla risposta ai flussi utilizzati come strumento di pressione politica. Sul piano internazionale, la novità maggiore è l’offerta al Canada di diventare il primo «membro associato» dell’Unione, accompagnata da una cooperazione più stretta su difesa, tecnologia, Artico e materie prime. Con la Cina, Bruxelles promette invece di reagire allo squilibrio commerciale. Sul fronte digitale arriva il Kids Act: niente social network sotto i 13 anni, accesso controllato fra 13 e 15 e maggiori obblighi per le piattaforme fino ai 18. A questo si aggiungono nuove iniziative sull’intelligenza artificiale, sull’adattamento climatico e sulla competitività industriale. Un programma molto ampio, che la stampa europea e internazionale ha letto da prospettive assai diverse.
Avvenire – Social, Ucraina, migranti: Von der Leyen traccia la nuova rotta dell’Ue
Il filo politico scelto da von der Leyen è quello di un’Europa che deve essere capace di decidere più autonomamente il proprio destino. La Commissione aveva preparato il terreno già nei mesi precedenti, presentando come priorità la riduzione delle dipendenze strategiche, il rafforzamento della difesa, la competitività e la capacità europea di agire in uno scenario internazionale nel quale le vecchie garanzie appaiono meno solide. Nel discorso questa impostazione viene estesa praticamente a ogni settore: sicurezza militare, energia, materie prime, tecnologia, commercio, clima e controllo delle frontiere.
Politico individua proprio nell’«indipendenza» la parola chiave del discorso: non soltanto maggiore autonomia nella difesa, ma riduzione delle dipendenze europee anche nella tecnologia, nell’energia e nelle materie prime. Una linea che riflette il progressivo deterioramento del quadro geopolitico e la crescente incertezza nei rapporti con Washington.
Politico – Von der Leyen puts European “independence” at heart of State of the Union speech
La presidente ha descritto un continente sottoposto contemporaneamente a pressioni esterne e interne. Sul primo versante ci sono la guerra russa contro l’Ucraina, gli attacchi informatici, i sabotaggi, le incursioni di droni, la concorrenza cinese e una relazione transatlantica diventata più problematica. Sul secondo ci sono nazionalismi, disinformazione e forze politiche ostili all’integrazione. «I nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso», ha detto riferendosi agli ultranazionalisti, agli antieuropei e alle interferenze russe.
La stampa polacca ha inevitabilmente prestato particolare attenzione a questo versante. La sicurezza dell’Europa orientale e il rapporto con la Russia arrivano nel discorso in un momento in cui Varsavia e gli Stati baltici chiedono da tempo un rafforzamento della capacità europea di risposta alle minacce convenzionali e ibride. Il sostegno a Kiev resta per von der Leyen parte integrante della sicurezza dell’Unione: aumento della produzione congiunta di sistemi di difesa aerea, prosecuzione delle sanzioni contro Mosca e appoggio all’Ucraina anche durante quello che la presidente ha definito il suo inverno più difficile dall’inizio della guerra.
Gazeta Wyborcza – il discorso sullo Stato dell’Unione visto dalla Polonia
La novità istituzionale è la proposta di affiancare agli strumenti esistenti una vera strategia europea di sicurezza. Von der Leyen vuole un meccanismo di consultazione per le crisi che si collocano al di sotto della soglia dell’attacco armato, esplicitamente modellato sull’articolo 4 del Trattato NATO. Uno Stato sottoposto a incursioni di droni, sabotaggi, cyberattacchi o altre forme di pressione potrebbe così attivare rapidamente una consultazione europea.
A questo dovrebbe aggiungersi un Consiglio europeo di sicurezza. La proposta ha attirato in particolare l’attenzione della stampa spagnola e portoghese anche per la sua composizione: accanto ai Paesi dell’Unione dovrebbero sedere Regno Unito, Canada, Norvegia e Ucraina. La geografia della sicurezza europea diventerebbe così più ampia di quella dell’Ue, collegando stabilmente Bruxelles ad alcune delle democrazie che condividono più direttamente i suoi interessi strategici.
ABC – Von der Leyen propone un Consejo de Seguridad europeo
In Spagna è soprattutto la crisi di Ceuta a segnare la lettura del discorso. El País sottolinea l’irrigidimento della linea sulla migrazione dopo il massiccio afflusso di migranti dal Marocco durante l’estate.
Per von der Leyen, «la frontiera di Ceuta è una frontiera europea». Alla solidarietà con la Spagna si accompagna però una linea più restrittiva: rafforzamento di Frontex, accelerazione dei rimpatri, accordi con i Paesi di origine e transito e nuovi strumenti per affrontare situazioni nelle quali movimenti di massa vengano «organizzati e strumentalizzati».
El País segnala la proposta di una nuova regolamentazione che permetterebbe agli Stati membri, in situazioni di crisi, di sospendere temporaneamente alcune procedure ordinarie europee in materia migratoria per facilitare e accelerare i rimpatri. Von der Leyen inserisce esplicitamente la migrazione strumentalizzata fra le minacce alla sicurezza europea, accanto a cyberattacchi, sabotaggi e incursioni di droni.
El País – Von der Leyen endurece su discurso sobre migración a raíz de la crisis de Ceuta
La scelta non è secondaria per il dibattito europeo seguito alla crisi di Ceuta. La Commissione continua a difendere il Patto sulla migrazione e l’asilo, ma riconosce allo stesso tempo che una pressione improvvisa e organizzata su una frontiera esterna richiede strumenti eccezionali. La questione della solidarietà fra Stati membri si intreccia così sempre più con quella della sicurezza: una frontiera nazionale viene definita europea, ma l’Unione deve ancora stabilire fino a che punto europeizzare anche gli strumenti necessari a proteggerla.
In Italia Avvenire parla apertamente di «bastioni della Fortezza Europa» a proposito del passaggio migratorio. La testata sottolinea l’accostamento fra il potenziamento di Frontex, l’accelerazione dei rimpatri e gli accordi con i Paesi terzi, mettendo in evidenza il carattere più restrittivo assunto dalla politica migratoria nel discorso di Strasburgo.
Sull’Ucraina, invece, non ci sono svolte. Von der Leyen promette di mantenere un sostegno molto forte a Kiev, rafforzare la produzione congiunta della difesa aerea e continuare la pressione sanzionatoria sulla Russia. Più problematica la valutazione sul Medio Oriente: parlando delle divisioni europee sulle sanzioni contro Israele per Gaza e per l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, la presidente riconosce che l’incapacità degli Stati membri di costruire le maggioranze necessarie a una posizione comune è stata «dolorosa per molti europei». La frase fotografa uno dei limiti della crescente ambizione geopolitica della Commissione: molte delle decisioni decisive di politica estera restano condizionate dall’accordo fra i governi.
La sorpresa maggiore del discorso arriva però dall’altra parte dell’Atlantico. Mark Carney era presente nell’emiciclo di Strasburgo e von der Leyen gli ha offerto di aprire il percorso affinché il Canada diventi il primo «membro associato» dell’Unione europea.
La proposta non corrisponde a un’adesione e la stessa categoria di membro associato deve ancora essere costruita. Il Guardian la presenta tuttavia come un’offerta senza precedenti. Bruxelles e Ottawa immaginano una cooperazione molto più profonda in campo tecnologico e militare, l’integrazione delle rispettive industrie della difesa e progetti comuni nell’Artico, oltre alla collaborazione su materie prime critiche, intelligenza artificiale e sicurezza economica.
The Guardian – European Union invites Canada to become first ever “associate member”
Il contesto pesa almeno quanto la proposta. Il Canada sta cercando di ridurre la propria dipendenza dagli Stati Uniti dopo il deterioramento dei rapporti con Washington e le tensioni commerciali con Donald Trump. Carney ha parlato di una «alleanza unica» con l’Europa e di una strategia delle medie potenze chiamate a cooperare in un sistema internazionale sempre più dominato dalla competizione fra grandi potenze.
Il punto di vista britannico offre un’ulteriore prospettiva. Per un Paese che ha lasciato l’Unione dopo anni di negoziati sul grado possibile di integrazione di uno Stato non membro, la creazione di una categoria di «membro associato» non può essere letta soltanto come una vicenda canadese. Sullo stesso Guardian, già alla vigilia del discorso, Fabian Zuleeg aveva sostenuto che il Canada potrebbe diventare il primo esempio di un nuovo modello: Paesi strettamente inseriti nelle politiche europee senza essere formalmente membri dell’Ue. Il ragionamento veniva esplicitamente esteso al Regno Unito e al Giappone.
The Guardian – Canada should become an EU state in all but name
La prospettiva americana è inevitabilmente diversa. Il New York Times concentra l’attenzione sul carattere inedito dell’apertura al Canada e sul significato che assume nel momento in cui Ottawa cerca alternative a una relazione con gli Stati Uniti diventata più conflittuale. La proposta europea diventa così anche un segnale della trasformazione degli equilibri interni all’Occidente: Bruxelles prova ad attrarre uno dei più stretti alleati storici di Washington dentro una propria rete politica, economica e strategica.
The New York Times – EU opens door for Canada to become an associate member
Anche l’Irish Times mette al centro l’offerta canadese, ma il tema comincia già ad allargarsi oltre Ottawa. Courrier International segnala che anche l’Australia vuole avvicinarsi ulteriormente all’Unione. La coincidenza è significativa: mentre Bruxelles propone al Canada una forma di associazione mai sperimentata prima, altre democrazie avanzate cercano relazioni economiche e strategiche più strette con l’Europa.
L’idea potrebbe portare a una struttura europea meno rigidamente divisa fra membri e non membri. Da una parte resterebbe l’Unione con le sue istituzioni e il suo ordinamento; attorno potrebbero svilupparsi forme diverse di integrazione con Paesi disposti a partecipare ad alcune politiche comuni, assumendone anche obblighi e costi. Sicurezza, difesa, tecnologia, ricerca, materie prime e mercato potrebbero costituire i primi settori di sperimentazione.
Non tutta la stampa europea è convinta dalla portata delle proposte. La Süddeutsche Zeitung dedica al discorso un commento decisamente critico e lo definisce pieno di «Sprechblasen», formule e slogan ai quali non corrisponderebbe ancora sufficiente sostanza politica. Il bersaglio principale è proprio il Canada: Carney arriva a Strasburgo in cerca di un rapporto più forte con l’Europa, ma secondo il quotidiano tedesco le parole di von der Leyen lasciano ancora troppe domande senza risposta su cosa dovrebbe significare concretamente questa nuova associazione.
Süddeutsche Zeitung – Eine Rede voller Sprechblasen
Il giudizio tedesco mette in evidenza la distanza fra l’ambizione delle formule e gli strumenti di cui l’Unione dispone. Un Consiglio di sicurezza non equivale a una politica estera unica; un meccanismo di consultazione non equivale a una difesa comune; la categoria di membro associato non esiste ancora nei Trattati; molte delle iniziative annunciate richiederanno il consenso dei governi e del Parlamento. La stessa Süddeutsche ricorda indirettamente il problema attraverso il rapporto con il Canada: due giorni prima del discorso aveva sostenuto la necessità di aiutare Ottawa di fronte alla pressione statunitense, ma proprio per questo chiede che alle dichiarazioni seguano strumenti concreti.
Un altro grande capitolo del discorso riguarda i minori e le piattaforme digitali. In Francia Le Monde dedica ampio spazio al Kids Act, la proposta con cui Bruxelles vuole introdurre una disciplina europea graduata dell’accesso ai social network.
Sotto i 13 anni l’accesso sarebbe vietato. Fra 13 e 15 anni sarebbero possibili account creati e controllati dai genitori, con forti limitazioni alle funzionalità e al tempo trascorso online. Dai 15 anni diventerebbe possibile gestire autonomamente un profilo, ma fino ai 18 anni le piattaforme dovrebbero comunque rispettare specifici obblighi di progettazione sicura.
Le Monde – Von der Leyen annonce une limitation graduée des réseaux sociaux aux moins de 15 ans
Il progetto va oltre una semplice soglia anagrafica. Le Monde riferisce che la Commissione intende intervenire sulle caratteristiche stesse delle piattaforme: scrolling infinito, notifiche progettate per aumentare il coinvolgimento, algoritmi di raccomandazione, autoplay e altri meccanismi considerati capaci di generare dipendenza. Il campo di applicazione potrebbe comprendere non soltanto Instagram, TikTok o YouTube, ma anche videogiochi online, piattaforme video e servizi di intelligenza artificiale relazionale e chatbot.
La proposta sposta così la responsabilità dall’utente alla progettazione del servizio. «Le piattaforme dovranno dimostrarci che sono sicure», ha detto von der Leyen. Per Bruxelles non basta chiedere alle famiglie di controllare i figli: le aziende dovrebbero costruire ambienti digitali diversi per i minori.
Il portoghese Diário de Notícias (nella sezione economica Dinheiro Vivo) insiste proprio su questo cambio di responsabilità. Riprende il dato citato da von der Leyen secondo cui molti giovani trascorrono fra quattro e sei ore al giorno sulle piattaforme e sottolinea l’idea di una regolazione articolata in tre fasce d’età. La testata osserva anche che Bruxelles sta portando a livello europeo un potere che finora era stato affidato soprattutto alle famiglie o regolato diversamente dai singoli Stati.
Dario de Noticias – UE vai proibir redes sociais para menores de 13 anos
La regolazione digitale torna così a essere uno degli strumenti attraverso i quali l’Unione cerca di esercitare un’influenza internazionale superiore al proprio peso tecnologico. L’Europa non possiede piattaforme globali paragonabili ai grandi gruppi americani e cinesi, ma dispone di un mercato di oltre 400 milioni di consumatori e della capacità normativa per stabilire le condizioni alle quali quelle piattaforme possono operarvi. Dopo GDPR, Digital Services Act, Digital Markets Act e AI Act, il Kids Act prosegue sulla stessa strada, questa volta concentrandosi direttamente sull’architettura dei servizi utilizzati dai minori.
Il discorso sull’intelligenza artificiale segue invece due direzioni. Da una parte la regolazione dei rischi, compresi quelli per i minori; dall’altra la necessità di colmare il divario industriale e tecnologico che separa l’Europa da Stati Uniti e Cina. Von der Leyen insiste sulle opportunità dell’IA e sulla necessità che l’Europa sviluppi capacità proprie. La sovranità digitale non può ridursi alla capacità di regolamentare tecnologie prodotte altrove.
Lo stesso ragionamento ritorna nei rapporti economici con Pechino. Von der Leyen cita un deficit commerciale europeo con la Cina arrivato a circa un miliardo di euro al giorno e lo definisce insostenibile. Bruxelles continuerà a cercare il dialogo, ma la presidente promette di utilizzare gli strumenti a disposizione dell’Unione se non arriverà un riequilibrio.
L’indipendenza europea passa quindi anche dalla diversificazione delle catene di approvvigionamento e dall’accesso alle materie prime critiche. In questo senso il rapporto con il Canada assume un’altra funzione: Ottawa dispone di risorse minerarie, capacità energetiche e una posizione strategica nell’Artico che interessano direttamente l’Europa. Cooperazione economica, sicurezza e geopolitica tendono sempre più a sovrapporsi.
Il clima completa questo stesso disegno. Von der Leyen ricorda che l’Europa si sta riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media globale e sposta parte dell’attenzione dalla sola riduzione delle emissioni all’adattamento. Ondate di calore, incendi, scarsità d’acqua e danni alle infrastrutture vengono trattati anche come problemi economici e di sicurezza. Fra le iniziative annunciate figurano un piano europeo contro le ondate di calore, una strategia sull’acqua e nuovi strumenti assicurativi contro i rischi climatici.
Le Grand Continent offre la lettura più organica di questa impostazione, scegliendo come titolo una delle affermazioni politiche centrali dell’intervento: «Solo l’Europa può veramente garantire la sovranità degli europei». Energia, sicurezza, tecnologia e clima vengono letti come dimensioni diverse della stessa ricerca di autonomia.
Le Grand Continent – «Seule l’Europe peut vraiment garantir la souveraineté des Européens»
È una concezione della sovranità diversa da quella tradizionalmente rivendicata dai movimenti nazionalisti. Von der Leyen sostiene in sostanza che, davanti a Russia, Cina e Stati Uniti, nessuno Stato europeo possiede individualmente dimensioni economiche, militari e tecnologiche sufficienti per esercitare pienamente la propria autonomia. La sovranità nazionale, in questa lettura, dipende dalla capacità europea di agire collettivamente.
Anche la scelta delle alleanze risponde alla stessa logica. Il Canada non viene avvicinato perché europeo dal punto di vista geografico, ma perché considerato vicino per interessi, istituzioni e valori. Lo stesso criterio spiega l’ipotesi di coinvolgere Regno Unito e Norvegia nel nuovo Consiglio di sicurezza e apre interrogativi su quali altre democrazie potrebbero in futuro entrare in una rete di cooperazione strutturata con l’Ue.
Il dibattito seguito al discorso ha riportato nell’emiciclo molte delle divisioni che attraversano il Parlamento. Il Ppe di Manfred Weber ha sostenuto diverse proposte di von der Leyen, a cominciare dal divieto dei social sotto i 13 anni, oltre alla richiesta di accelerare sul mercato unico, sulla difesa e sulla semplificazione. I Socialisti, con Iratxe García Pérez, hanno accolto favorevolmente il rafforzamento dei rapporti con il Canada ma hanno chiesto al Ppe di interrompere la collaborazione con le destre radicali. Più duro Patryk Jaki, copresidente dell’Ecr, secondo il quale l’Europa di von der Leyen sarebbe «più debole che mai» e il discorso conterrebbe soprattutto nuove promesse; Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia ha invece definito «imbarazzante» l’omaggio riservato a Carney, chiedendo perché un’eventuale associazione non debba riguardare prima il Regno Unito. L’annuncio canadese ha comunque ricevuto una standing ovation nell’emiciclo, mentre fuori dall’Aula diplomatici europei interpellati da Reuters hanno ricordato che lo status di «membro associato» non ha oggi una definizione giuridica e che una simile scelta spetterebbe agli Stati membri, non alla presidente della Commissione.
Open – Stato dell’Unione, il discorso di von der Leyen e le reazioni al Parlamento europeo
Sul fronte migratorio lo scontro era esploso già il giorno precedente, durante il dibattito dedicato a Ceuta. Esponenti della destra e dell’estrema destra avevano descritto la crisi soprattutto in termini di sicurezza e perdita di controllo delle frontiere: la leghista Susanna Ceccardi aveva parlato di una «invasione» dell’Europa, ricevendo dalla liberale svedese Abir Al-Sahlani la replica «Sa dove si trova Ceuta?». A sinistra, Isabel Serra Sánchez di Podemos aveva accusato l’estrema destra di trasformare Ceuta in un «laboratorio dell’odio», mentre lo scontro aveva coinvolto anche Ppe e Socialisti sulla gestione della crisi da parte del governo Sánchez. Il discorso di von der Leyen del giorno successivo — solidarietà alla Spagna, ma anche Frontex, rimpatri e un nuovo strumento europeo per le emergenze migratorie — si è inserito quindi in un Parlamento già profondamente diviso sulla risposta da dare alla crisi.
Euronews – Il dibattito al Parlamento europeo sulla crisi di Ceuta

