Federalizzazione a intermittenza: l’Europa tra crisi e adattamento

Il saggio di Madeleine O. Hosli, Caterina Zamparini e Luiza Martins Santos analizza come l’UE oscilli tra spinte federaliste e ritorni intergovernativi, mostrando una resilienza reattiva ma ancora priva di un assetto istituzionale pienamente coerente

L’articolo Federalization, de-federalization and resilience: Quo vadis European Union?, pubblicato nel 2026 su Regional & Federal Studies, affronta in modo sistematico il rapporto tra distribuzione delle competenze e capacità di risposta alle crisi nei sistemi multilivello europei. Gli autori – Madeleine O. Hosli e Caterina Zamparini (Institute of Security and Global Affairs, Leiden University) e Luiza Martins Santos (Department of Law, Universidade Federal de Minas Gerais) – costruiscono l’analisi su un confronto tra Unione europea, Svizzera e Trentino-Alto Adige, tre casi molto diversi ma accomunati da pluralismo linguistico e articolazione su più livelli di governo.

Il lavoro insiste sul fatto che la distribuzione delle competenze non segue criteri puramente teorici. Nel testo si osserva che «policy competency distributions are often driven by political rather than theoretical motivations», una constatazione che incide direttamente sull’efficienza e sulla capacità di coordinamento . In altri termini, le scelte su cosa centralizzare e cosa decentralizzare rispondono più a equilibri politici che a modelli ottimali di federalismo fiscale.

L’Unione europea appare come un sistema incompleto sotto questo profilo. Le competenze sono articolate tra livelli diversi – esclusivi, condivisi e di coordinamento – secondo il principio di sussidiarietà, ma questo assetto produce una struttura fortemente disomogenea. Ambiti chiave per il funzionamento di un sistema federale, come la redistribuzione e la stabilizzazione macroeconomica, restano in larga misura nelle mani degli Stati membri. Il risultato è un sistema che dispone di poteri regolativi molto sviluppati, ma di strumenti fiscali limitati. Nel paper si sottolinea che, rispetto ai principi del federalismo fiscale, l’UE presenta «more inconsistent patterns», pur mostrando una tendenza graduale verso una maggiore integrazione.

“Policy competency distributions are often driven by political rather than theoretical motivations.”

Le crisi mettono in evidenza queste fragilità. La crisi finanziaria del 2007–2008 ha colpito un’unione monetaria priva di un vero bilancio centrale e di strumenti redistributivi adeguati. La politica monetaria era centralizzata, ma quella fiscale restava nazionale, creando un’asimmetria che ha rallentato la risposta complessiva. Le soluzioni adottate – dal rafforzamento del coordinamento fiscale alla creazione di strumenti come il Meccanismo europeo di stabilità – hanno migliorato la capacità di intervento, ma senza trasformare l’UE in un’unione fiscale compiuta .

La pandemia di COVID-19 ha prodotto una dinamica diversa. L’Unione ha inizialmente mostrato difficoltà analoghe, soprattutto nel coordinamento delle politiche sanitarie, rimaste competenza nazionale. Tuttavia, la fase successiva ha visto un salto qualitativo con l’introduzione di strumenti come Next Generation EU e il Recovery and Resilience Facility, basati su debito comune e trasferimenti. Queste misure vengono interpretate dagli autori come un avvicinamento alla logica del federalismo fiscale, in cui la gestione degli shock avviene attraverso capacità finanziarie centralizzate . Nonostante ciò, la struttura resta ibrida: la redistribuzione sistematica e le politiche di welfare rimangono prerogative nazionali.

Il confronto con la Svizzera serve a chiarire cosa significhi un assetto più coerente. Il sistema elvetico combina autonomia cantonale e forti meccanismi di coordinamento e perequazione. La presenza di strumenti fiscali condivisi e di procedure che consentono la centralizzazione in caso di emergenza rende più lineare la gestione delle crisi. La distribuzione delle competenze segue più da vicino i principi del federalismo fiscale, con funzioni di stabilizzazione concentrate al livello centrale e un’ampia cooperazione tra livelli di governo .

Il caso del Trentino-Alto Adige introduce una prospettiva diversa. Qui l’autonomia è elevata, ma inserita in un sistema nazionale e, indirettamente, europeo. Le crisi tendono a rafforzare il livello centrale, riducendo temporaneamente gli spazi di autonomia. Questo mostra come i processi di federalizzazione possano essere reversibili e soggetti a contro-movimenti di ri-centralizzazione, soprattutto quando entrano in gioco vincoli macroeconomici o esigenze di coordinamento.

Nel complesso, il paper descrive un quadro in cui federalizzazione e de-federalizzazione coesistono. L’Unione europea non evolve lungo una traiettoria lineare, ma attraverso aggiustamenti successivi, spesso innescati dalle crisi. La resilienza del sistema dipende proprio da questa capacità di adattamento, ma resta condizionata dall’assenza di un assetto fiscale pienamente integrato. Il risultato è una costruzione istituzionale che si rafforza nei momenti di pressione, senza però consolidare definitivamente un modello federale compiuto.


Madeleine O. Hosli; Caterina Zamparini; Luiza Martins Santos (2026), Federalization, de-federalization and resilience: Quo vadis European Union?, Regional & Federal Studies. Qui l’articolo completo.

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