La nuova stagione di deregolamentazione dell’Unione europea non nasce nel vuoto istituzionale, ma da un intreccio sempre più stretto tra Commissione europea e grandi gruppi di interesse economico. È questa la tesi al centro del report “This is what corporate capture looks like!” pubblicato dal Corporate Europe Observatory, che accusa apertamente Bruxelles di aver aperto spazi strutturali di influenza alle lobby imprenditoriali.
Secondo il rapporto, la cosiddetta “agenda di semplificazione” – che negli ultimi mesi ha prodotto un’ondata di proposte di revisione normativa – rappresenta un cambio di scala rispetto al passato. Non si tratta più di pressioni episodiche, ma di un processo sistematico: tutti i Commissari sarebbero stati chiamati a contribuire alla riduzione degli oneri regolatori, in un quadro destinato a durare anni.
Il punto critico non è solo l’obiettivo, ma il metodo. Il Corporate Europe Observatory segnala un numero elevato di incontri tra membri della Commissione e rappresentanti del mondo imprenditoriale, oltre alla creazione di nuove sedi di confronto – come gli Implementation Dialogues e i Reality Checks – in cui la presenza delle imprese risulta dominante. Spazi formalmente consultivi che, di fatto, contribuiscono a orientare le scelte politiche.
I risultati sono già visibili. Nel corso del 2025 la Commissione ha presentato una serie di pacchetti legislativi omnibus, pensati per modificare o alleggerire normative esistenti in ambiti chiave: ambiente, diritti sociali, regolazione digitale, politiche climatiche. Secondo il report, molte di queste proposte riflettono direttamente richieste avanzate da specifiche aziende o gruppi di pressione.
La denuncia è netta: si profila un fenomeno di corporate capture, in cui gli interessi privati non si limitano a influenzare, ma contribuiscono a definire l’agenda pubblica. Un’evoluzione che, secondo gli autori, rischia di consolidarsi ulteriormente se non vengono introdotti correttivi.
Il rapporto invita quindi a rafforzare gli standard etici, aumentare la trasparenza dei processi decisionali e costruire un’azione politica capace di riequilibrare il rapporto tra interesse pubblico e interessi economici organizzati. In gioco non c’è solo il contenuto delle politiche europee, ma il modo stesso in cui vengono elaborate.

