Macedonia del Nord, von der Leyen prova a riaprire la strada verso l’UE

La presidente della Commissione rilancia il dialogo tra Skopje e Sofia. Sullo sfondo resta una delle controversie più complesse dell’allargamento europeo, dove minoranze, lingua e identità nazionale continuano a intrecciarsi con il negoziato di adesione.

La Macedonia del Nord «appartiene all’Unione europea», ma per riprendere concretamente il cammino verso Bruxelles deve ancora superare l’ostacolo che da anni condiziona il suo processo di adesione: il difficile rapporto con la Bulgaria.

È questo il messaggio portato a Skopje dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nell’ultima tappa della sua visita nei Balcani occidentali. Al centro dell’incontro con il primo ministro Hristijan Mickoski è stato soprattutto il tentativo di rimettere in moto un negoziato sostanzialmente bloccato dalle controversie tra Macedonia del Nord e Bulgaria.

Il punto immediato riguarda la Costituzione macedone. L’intesa raggiunta nel 2022 prevede che Skopje inserisca anche i bulgari tra le comunità espressamente riconosciute dalla Carta costituzionale. La modifica non è stata ancora approvata e rappresenta oggi il principale ostacolo all’apertura del primo gruppo di capitoli negoziali, quello dedicato ai cosiddetti “fondamentali”.

Von der Leyen ha indicato la possibilità di un primo passo concreto già nei prossimi giorni. Il ministro degli Esteri macedone Timčo Mucunski sarà a Sofia in occasione degli incontri dedicati al Corridoio VIII e il governo di Skopje ha annunciato l’invio di una nota diplomatica per chiedere un incontro bilaterale con la controparte bulgara. L’obiettivo è riaprire un canale politico diretto tra i due Paesi e cercare di rimuovere il blocco.

La controversia, tuttavia, va ben oltre una modifica costituzionale. Dietro il confronto tra Sofia e Skopje si trovano questioni che riguardano l’interpretazione della storia comune, la lingua, le minoranze e, più in generale, la formazione stessa dell’identità nazionale macedone. È proprio questa sovrapposizione tra politica dell’allargamento e conflitti identitari a rendere particolarmente difficile il dossier.

Ursula von del Leyen: «Crediamo che la cultura e la lingua macedoni possano arricchire la nostra Unione»

Non è quindi casuale che von der Leyen abbia accompagnato la richiesta di un nuovo passo verso Sofia con un messaggio altrettanto netto rivolto all’opinione pubblica macedone: l’eventuale ingresso nell’Unione dovrà avvenire nel pieno rispetto dell’identità e della lingua del Paese. «Crediamo che la cultura e la lingua macedoni possano arricchire la nostra Unione», ha affermato la presidente della Commissione, richiamando il principio europeo dell’unità nella diversità.

Parole che hanno però riaperto anche un altro fronte sensibile. In Grecia alcune reazioni hanno contestato l’uso di formule riferite all’identità macedone, richiamando i limiti e le formulazioni dell’Accordo di Prespa del 2018, che pose fine alla lunga controversia sul nome dello Stato e rese possibile l’adozione della denominazione “Macedonia del Nord”. La polemica mostra quanto il terreno rimanga delicato anche nei rapporti con Atene, nonostante la soluzione raggiunta otto anni fa.

Il caso macedone mette così in evidenza una delle contraddizioni più difficili dell’attuale politica di allargamento. L’Unione europea considera l’integrazione dei Balcani occidentali una priorità strategica, ma il percorso dei Paesi candidati continua a essere esposto anche a controversie bilaterali tra Stati membri e aspiranti membri, spesso fondate su questioni storiche e identitarie difficilmente risolvibili attraverso i normali strumenti del negoziato europeo.

Von der Leyen ha comunque lasciato intendere che, una volta rimosso il blocco politico, il percorso della Macedonia del Nord potrebbe accelerare. Skopje ha completato lo screening della legislazione europea e la Commissione considera significativi i progressi compiuti sul fronte delle riforme e dell’integrazione graduale nel mercato e nelle politiche dell’Unione.

La vicenda assume un significato più ampio proprio mentre Bruxelles cerca di rilanciare l’intero processo di allargamento. La Commissione si prepara infatti a valutare anche le trasformazioni che dovrà affrontare la stessa Unione – nelle istituzioni, nelle politiche e nel bilancio – per essere in grado di accogliere nuovi Stati membri.

Per la Macedonia del Nord, tuttavia, la questione immediata resta ancora quella che accompagna da anni il suo cammino europeo: trasformare un conflitto sulla storia e sull’identità in un compromesso politico compatibile con l’ingresso nell’Unione.

Ursula von der Leyen con il primi ministro macedone Hristijan Mickoski nel 2024 (foto: Commissione europea)