Nessuna “Frexit”, ma una profonda revisione dell’Unione europea. È questa la prospettiva delineata da Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e possibile candidato della destra alle elezioni presidenziali francesi del 2027, nell’ampia intervista concessa a POLITICO. Se dovesse arrivare all’Eliseo, afferma, il suo obiettivo sarebbe modificare radicalmente il funzionamento dell’UE, a partire dal bilancio pluriennale, dal rapporto tra Bruxelles e gli Stati membri e dalle politiche sull’immigrazione.
Il messaggio è chiaro: «Non vogliamo lasciare l’Unione europea. Vogliamo cambiare tutto senza distruggere nulla». Una formula che segna la definitiva presa di distanza dalle posizioni favorevoli alla Frexit sostenute negli anni passati dal partito di Marine Le Pen, ma che non attenua la critica all’attuale assetto dell’integrazione europea.
Secondo Bardella, infatti, il modello sul quale è stata costruita l’Unione sarebbe ormai giunto al termine del proprio ciclo storico. Nell’intervista descrive come “profondamente superati” i principi che, a suo giudizio, hanno guidato Bruxelles negli ultimi decenni: globalizzazione, apertura indiscriminata dei mercati, immigrazione incontrollata, eccessiva regolazione economica e progressiva perdita di competitività dell’industria europea. Proprio per questo, sostiene, è necessario ripensare il funzionamento dell’Unione e ridefinire il rapporto tra Bruxelles e gli Stati membri.
Il primo banco di prova sarà il prossimo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio settennale dell’Unione europea attualmente in fase di negoziazione. Bardella accusa apertamente le istituzioni europee di voler accelerare l’approvazione del nuovo bilancio prima delle elezioni presidenziali francesi del 2027, impedendo così a un eventuale nuovo governo di incidere sulle future scelte finanziarie dell’Unione.
A suo giudizio, una decisione di tale portata non può essere adottata senza il coinvolgimento dell’esecutivo che guiderà la Francia nei prossimi anni, poiché il bilancio europeo determinerà per lungo tempo il livello dei contributi nazionali e le priorità di spesa comuni.
Da qui una delle proposte più significative contenute nell’intervista: qualora arrivasse all’Eliseo, Bardella chiederebbe di ridurre del cinquanta per cento il contributo francese al bilancio dell’Unione. Il leader del Rassemblement National ritiene infatti che la quota versata da Parigi sia destinata a crescere in misura ingiustificata e sostiene che anche la Francia dovrebbe ottenere meccanismi correttivi analoghi a quelli di cui hanno beneficiato in passato altri grandi contributori netti, come Germania e Paesi Bassi.
Secondo Bardella, eventuali nuove esigenze di finanziamento dell’Unione dovrebbero essere soddisfatte non aumentando i contributi degli Stati membri, ma riducendo le spese di funzionamento dell’apparato amministrativo europeo.
L’obiettivo dichiarato non è soltanto ottenere condizioni economiche più favorevoli per la Francia, ma modificare gli equilibri politici dell’Unione costruendo una rete di alleanze tra governi e partiti conservatori e nazionalisti.
In quest’ottica si inserisce anche la visita in Polonia, dove Bardella ha incontrato esponenti del partito Diritto e Giustizia (PiS), formazione che potrebbe tornare al governo dopo le prossime elezioni legislative. Il leader francese parla apertamente della volontà di costruire una “nuova architettura europea”, capace di incidere sulle future decisioni dell’Unione attraverso una cooperazione stabile tra governi politicamente affini.
Tra gli interlocutori privilegiati figura anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, indicata da Bardella come un punto di riferimento per la capacità di affermare il peso nazionale all’interno delle istituzioni europee pur senza mettere in discussione la permanenza nell’Unione.
Accanto alle questioni europee, l’intervista affronta anche il tema della sicurezza internazionale, sul quale emerge un’evoluzione significativa della posizione del Rassemblement National.
Per molti anni il partito aveva sostenuto l’uscita della Francia dal comando militare integrato della NATO, recuperando una tradizione gollista di maggiore autonomia strategica. Oggi Bardella adotta una posizione decisamente più prudente.
«Non vogliamo lasciare il comando integrato finché c’è una guerra alle porte dell’Europa», afferma, spiegando che non è opportuno modificare gli assetti di sicurezza durante un conflitto in corso.
Il leader del Rassemblement National ribadisce inoltre che una futura presidenza francese guidata dal suo partito rispetterebbe gli impegni assunti verso gli alleati dell’Europa orientale, compresi Romania e Paesi baltici, pur sottolineando che la politica estera dovrebbe continuare a essere orientata prioritariamente alla tutela degli interessi nazionali francesi.
Anche sul rapporto con la Russia emergono elementi di discontinuità rispetto al passato. Bardella definisce la Russia di Vladimir Putin una “minaccia multidimensionale” per gli interessi francesi ed europei e prende ulteriormente le distanze dall’immagine filorussa che negli ultimi anni aveva accompagnato il Rassemblement National, soprattutto a causa dei rapporti costruiti da Marine Le Pen con Mosca prima dell’invasione dell’Ucraina.
L’intervista arriva in un momento particolarmente delicato per la politica francese. Il 7 luglio la Corte d’appello dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato da Marine Le Pen contro la condanna che le impedisce di candidarsi alle elezioni presidenziali. Se la decisione dovesse essere confermata, Bardella diventerebbe il candidato naturale del Rassemblement National.
I sondaggi lo collocano già oggi tra i favoriti sia per il primo turno sia, con margini più contenuti, per l’eventuale ballottaggio contro candidati dell’area centrista.
Proprio in vista di questo possibile passaggio, Bardella sta lavorando a un progressivo riposizionamento del partito. Da un lato mantiene un’impostazione fortemente critica verso l’attuale costruzione europea; dall’altro cerca di presentarsi come un interlocutore credibile per il governo della Francia, moderando alcune posizioni considerate più divisive sul piano internazionale e rafforzando il dialogo con il mondo economico.
L’obiettivo sembra essere quello di trasformare il Rassemblement National da partito di opposizione permanente a forza di governo, capace di negoziare da una posizione di forza con Bruxelles senza mettere in discussione l’appartenenza della Francia all’Unione europea.
Se questa strategia dovesse tradursi in una vittoria elettorale nel 2027, il confronto tra Parigi e le istituzioni europee potrebbe aprire una nuova fase del processo di integrazione, nella quale il dibattito non riguarderebbe più l’uscita dall’Unione, ma la ridefinizione delle sue priorità politiche, finanziarie e istituzionali.























