L’Europa aiuta i lavoratori prima che arrivino i licenziamenti

Il nuovo regolamento UE rafforza il ruolo preventivo del FEG finanziando formazione, riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale prima che gli esuberi si concretizzino.

Con l’adozione del Regolamento (UE) 2026/1139, Parlamento europeo e Consiglio hanno modificato il funzionamento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro (FEG), ampliandone in modo significativo il raggio d’azione.

La novità principale consiste nella possibilità di intervenire non soltanto a favore dei lavoratori che hanno già perso l’occupazione, ma anche di quelli coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale la cui espulsione dal lavoro è considerata imminente. L’obiettivo è anticipare gli effetti delle crisi industriali e accompagnare i lavoratori durante la fase di transizione, evitando che il sostegno arrivi soltanto dopo la perdita del posto di lavoro.

Il nuovo quadro normativo consente infatti alle imprese interessate da procedure di licenziamento collettivo di richiedere, tramite gli Stati membri, il sostegno del FEG per finanziare interventi di politica attiva del lavoro destinati ai dipendenti a rischio di esubero.

Tra le misure ammissibili rientrano attività di formazione e riqualificazione professionale, aggiornamento delle competenze, orientamento professionale, consulenza personalizzata, tutoraggio, assistenza al ricollocamento, promozione dell’imprenditorialità e iniziative di cooperazione e networking. Restano invece escluse le indennità economiche e i regimi di riduzione dell’orario di lavoro, poiché il fondo mantiene una vocazione orientata principalmente allo sviluppo delle competenze e all’occupabilità delle persone.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda l’estensione della platea dei beneficiari. Il regolamento prevede infatti che possano essere inclusi anche i lavoratori dei fornitori diretti e delle imprese a valle coinvolte negli effetti della ristrutturazione, purché sia dimostrato un chiaro nesso causale con i licenziamenti previsti nell’impresa principale.

La riforma risponde all’esigenza di rendere il FEG più efficace in un contesto caratterizzato da trasformazioni industriali sempre più rapide, legate alla globalizzazione, alla digitalizzazione, all’automazione e alla transizione verde. Secondo il legislatore europeo, intervenire prima che gli esuberi si concretizzino può aumentare le possibilità di ricollocazione dei lavoratori e ridurre l’impatto sociale delle ristrutturazioni su territori e filiere produttive.

Il nuovo modello rafforza quindi il carattere preventivo delle politiche europee per il lavoro, affiancando agli strumenti tradizionali di gestione delle crisi un sistema di supporto anticipato che punta a favorire la continuità occupazionale e l’acquisizione di nuove competenze.

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