Energia, Bruxelles apre alla flessibilità ma richiama l’Italia su conti pubblici, salari e transizione verde

La Commissione europea concede nuovi margini di bilancio per investimenti energetici fino allo 0,6% del PIL in tre anni, accogliendo in parte le richieste del governo italiano. Restano però le raccomandazioni su debito, deficit, povertà, mercato del lavoro e dipendenza dai combustibili fossili, mentre OCSE e Bruxelles segnalano i rischi economici legati al caro energia e alla crisi in Medio Oriente.

L’Unione europea ha aperto alla possibilità di concedere agli Stati membri maggiori margini di flessibilità fiscale per affrontare gli effetti della nuova crisi energetica innescata dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota rilevante delle forniture mondiali di petrolio e gas.

La decisione è stata annunciata dalla Commissione europea nell’ambito del Semestre europeo, il processo attraverso cui Bruxelles valuta la situazione economica e di bilancio degli Stati membri e formula le raccomandazioni di politica economica. La proposta prevede una deroga limitata alle regole del Patto di stabilità per consentire investimenti finalizzati al rafforzamento della resilienza energetica. In concreto, gli Stati potranno beneficiare di una flessibilità fino allo 0,3% del PIL all’anno nel periodo 2026-2028, entro un tetto complessivo dello 0,6% del PIL nell’arco dei tre anni.

Secondo il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, la misura è pensata per sostenere investimenti nelle reti energetiche, nelle fonti rinnovabili e in interventi volti a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, inclusi incentivi per veicoli elettrici, impianti solari, pompe di calore e sistemi di riscaldamento alternativi. La Commissione ha precisato che la deroga non riguarda in modo generalizzato tutte le misure di sostegno contro il caro energia e che gli Stati dovranno presentare specifiche richieste, successivamente approvate dal Consiglio dell’Unione europea.

L’apertura arriva dopo settimane di pressioni da parte del governo italiano e, in misura minore, di quello spagnolo. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva chiesto l’estensione alle spese energetiche della clausola di flessibilità già prevista per gli investimenti nella difesa. Secondo il governo italiano, la misura consentirebbe di mobilitare circa 14 miliardi di euro nell’arco di tre anni per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su famiglie e imprese.

Meloni ha definito la decisione «un risultato estremamente importante», mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sostenuto che Bruxelles abbia recepito le proposte avanzate dall’Italia dopo un lungo lavoro negoziale. Lo stesso Dombrovskis ha osservato che, considerato il forte interesse manifestato da Roma, è probabile che il governo italiano faccia ricorso alla nuova clausola.

Parallelamente all’apertura sulla flessibilità energetica, Bruxelles ha però confermato le proprie valutazioni sullo stato dell’economia italiana e ha rivolto una serie di raccomandazioni al governo. L’Italia rimane infatti tra i Paesi sottoposti alla procedura per deficit eccessivo e continua a presentare uno dei livelli di debito pubblico più elevati dell’Unione. Secondo le previsioni economiche europee, il debito dovrebbe passare dal 138,5% del PIL al 139,2%, mentre il deficit dovrebbe ridursi dal 3,1% al 2,9% del PIL nel prossimo anno.

La Commissione ritiene complessivamente soddisfacente l’attuazione degli impegni assunti dall’Italia nell’ambito del nuovo quadro di governance economica, ma invita il governo a proseguire nel percorso di consolidamento dei conti pubblici, accelerare l’attuazione del PNRR e dei fondi di coesione, rafforzare ricerca e innovazione, migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, sostenere la transizione energetica e affrontare le criticità del mercato del lavoro, del sistema sanitario e delle politiche di inclusione sociale.

Particolare attenzione viene riservata alle misure adottate contro il caro energia. Bruxelles osserva che gli interventi attualmente in vigore valgono circa lo 0,1% del PIL e potrebbero arrivare allo 0,3% qualora fossero prorogati fino alla fine dell’anno. La Commissione raccomanda tuttavia che tali misure restino temporanee e mirate, mettendo in guardia contro interventi generalizzati come la riduzione delle accise sui carburanti. Secondo l’esperienza maturata durante la crisi energetica del 2022-2023, misure di questo tipo comportano costi fiscali elevati e risultano poco efficienti sia dal punto di vista economico sia da quello sociale.

Un richiamo analogo emerge anche dalle dichiarazioni di Dombrovskis, secondo il quale, in presenza di uno shock dal lato dell’offerta energetica, sostenere in maniera indiscriminata la domanda di combustibili fossili rischia di mantenere elevati i prezzi internazionali dell’energia, comportando una spesa pubblica significativa a fronte di benefici limitati.

Le prospettive economiche dell’Italia restano inoltre condizionate dall’evoluzione della situazione internazionale. Le più recenti stime dell’OCSE indicano una crescita del PIL pari allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027. L’organizzazione sottolinea che il nuovo aumento dei prezzi energetici rischia di incidere negativamente sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni, contribuendo anche a un aumento dell’inflazione che potrebbe ridurre i progressi registrati negli ultimi anni sul fronte dei salari reali. Secondo l’OCSE, l’economia italiana risulta particolarmente esposta agli sviluppi della crisi mediorientale a causa della forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e del peso del settore manifatturiero orientato all’export.

Nel capitolo dedicato alla fiscalità, la Commissione ribadisce inoltre che il sistema tributario italiano continua a gravare in misura significativa sul lavoro, mentre evasione fiscale e complessità amministrativa rimangono elevate. Bruxelles segnala il crescente ricorso a regimi di tassazione agevolata e osserva che misure assimilabili a condoni fiscali potrebbero indebolire il rispetto degli obblighi tributari. Viene nuovamente suggerito di aggiornare i valori catastali, ridurre alcune agevolazioni fiscali e i sussidi ambientalmente dannosi e valutare un riequilibrio del carico fiscale verso basi imponibili oggi meno utilizzate, tra cui patrimonio e successioni.

Sul piano sociale, la Commissione richiama infine l’attenzione sull’aumento della povertà assoluta, che secondo i dati disponibili interessa l’8,4% delle famiglie e il 13,8% dei minori.

La concessione della nuova flessibilità energetica rappresenta quindi un’apertura nei confronti delle richieste avanzate dall’Italia, ma si inserisce in un quadro più ampio nel quale Bruxelles continua a chiedere il rispetto degli obiettivi di bilancio, la prosecuzione delle riforme e una maggiore accelerazione degli investimenti destinati alla transizione energetica e alla competitività dell’economia.

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