Altiero Spinelli e l’Europa federale come bisogno e come obiettivo

A quarant’anni dalla morte di Altiero Spinelli, il dibattito sull’Europa federale torna al centro della riflessione politica e culturale, tra crisi dell’integrazione, ritorno dei nazionalismi e difficoltà dell’Unione nel rispondere alle sfide del presente. Dal Manifesto di Ventotene al “Progetto Spinelli”, il percorso del leader federalista continua a interrogare il futuro dell’Europa e il rapporto tra partecipazione democratica, sovranità condivisa e costruzione di istituzioni europee più forti ed efficaci.

di Marco Stolfo – Università di Udine

Quarant’anni fa moriva Altiero Spinelli. La mattina del 23 maggio 1986 a Roma, nella clinica Mater Dei, si spegneva quello che senza dubbio può essere considerato uno dei padri più autorevoli dell’idea di Europa unita e una delle persone che nel corso della sua esistenza ha pensato e agito con maggiori costanza e determinazione per la costruzione dell’unità politica del continente.

Tra memoria storica, omaggio personale e necessità di rilancio del processo di integrazione
L’anniversario “rotondo” della sua scomparsa, unitamente alla criticità e alla problematicità della situazione internazionale e alla complessità della realtà delle istituzioni dell’Unione europea, è un’occasione privilegiata per ricordare Spinelli, le sue idee e la sua azione e per trarne indicazioni utili per affrontare la contemporaneità e il futuro. Tra memoria storica, omaggio personale e condivisa consapevolezza in merito alla necessità di rilanciare il processo di integrazione continentale, che appare incagliato nelle secche dell’euroscetticismo e dei nazionalismi dominanti, nostalgici e autoreferenziali e in quelle di un europeismo di maniera, minimalista, economicista e intergovernativo, proprio in questi giorni, in più contesti culturali, politici e istituzionali, è stata colta l’opportunità di interrogarsi nuovamente sull’imponente e feconda eredità, concreta e ideale, di Spinelli. Se ne è parlato, per esempio, lunedì scorso a Strasburgo, nella sede principale del Parlamento europeo, nonché il 21 e il 22 maggio in due incontri organizzati a Roma, rispettivamente nella Sala della Regina di Montecitorio e nell’Aula Giulio Cesare di Palazzo Senatorio al Campidoglio.

Dal Manifesto di Ventotene al “Progetto Spinelli”
A quarant’anni dalla sua morte, Altiero Spinelli resta un punto di riferimento imprescindibile. Il suo percorso parte dalla formazione giovanile nel Partito comunista (Pcd’I) e dal suo antifascismo militante, dall’esperienza di prigioniero politico, tra carcere e confino, dall’incontro con le idee di pensatori come Alexander Hamilton e Lord Lothian, e dalla sua critica alla linea dettata da Mosca con la conseguente espulsione dal Pcd’I, nel 1937.
Altiero Spinelli è stato promotore della federazione europea con idee, parole e opere in diversi contesti, a partire dal manifesto “Per un’Europa libera e unita”, elaborato nella sua prima edizione nel 1941, al confino di Ventotene, insieme a Ernesto Rossi e a Eugenio Colorni, e dalla fondazione del Movimento federalista europeo nel 1943. Ha accompagnato il processo di integrazione incentrato sulle Comunità europee, al quale per un verso non ha risparmiato anche profonde e giustificate critiche e per l’altro ha deciso di partecipare attivamente, dal 1970 al 1976, come membro della Commissione europea, e dal 1979 al 1986, come eurodeputato.

La “funzione costituente” del Parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini
Proprio in quella veste, agì in maniera particolarmente determinata e determinante. Esemplare in tal senso il suo sostegno alle due Risoluzioni, il cui primo relatore era Gaetano Arfè, dedicate alla tutela delle minoranze linguistiche o nazionali, approvate a Strasburgo il 16 ottobre 1981 e l’11 febbraio 1983. Il suo appoggio era motivato sia perché riconosceva la rilevanza europea dei loro contenuti, riguardanti la promozione patrimonio linguistico e culturale e il riconoscimento e l’esercizio di diritti fondamentali, sia perché quelle tematiche concorrevano ad evidenziare la crisi dello stato nazionale, premessa teorica e concreta della necessità di una federazione continentale.
La sua iniziativa più rilevante fu quella che portò il primo Parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini ad esercitare una sorta di “funzione costituzionale”, con l’elaborazione e l’approvazione a larga maggioranza, il 14 febbraio 1984, del “Progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea”, noto anche come “Progetto Spinelli”.
Le origini del “Progetto di Trattato” sono riconducibili proprio alle prime elezioni europee e alla consapevolezza, condivisa da molti parlamentari europei giunti a Strasburgo per effetto del voto dei cittadini elettori, di essere investiti per questa ragione di legittimità, rappresentanza e responsabilità più rilevanti. Con questo spirito e con questa visione, Spinelli e gli altri suoi colleghi con i quali costituì nel 1980 il cosiddetto “gruppo del Coccodrillo” (dal nome del locale della città alsaziana in cui abitualmente si incontravano) elaborarono quel documento, che già nelle sue versioni preliminari e ancor più in quella approvata in seduta plenaria esprimeva chiaramente la necessità di rafforzare il processo di integrazione in una cornice istituzionale, definita in maniera allora innovativa “Unione europea” e caratterizzata da una precisa distribuzione di competenze tra gli Stati membri e il livello comunitario (la cosiddetta “azione comune”) e dal primato del “diritto dell’Unione” su quello degli Stati e dalla partecipazione effettiva delle cittadine e dei cittadini.

L’eredità di Altiero Spinelli e del “Progetto” approvato il 14 febbaio 1984
Altri tratti distintivi del “Progetto Spinelli” consistevano nel riconoscimento di una “cittadinanza europea” e nell’attribuzione a quella che veniva chiamata “Unione” di una autonoma personalità giuridica, in un quadro istituzionale in cui Parlamento e Consiglio dell’Unione sarebbero stati i due rami dell’autorità legislativa, finanziaria e di controllo politico, mentre il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato e di governo degli Stati membri e dal Presidente della Commissione, avrebbe avuto il compito di sviluppare il metodo della cooperazione e di decidere eventuali trasferimenti di materie soggette alla stessa cooperazione oppure al metodo dell’azione comune.
Il “Progetto di Trattato” colpì opinione pubblica ma trovò piuttosto freddi i vertici istituzionali statali e comunitari, che nel 1985 varavano l’assai meno ambizioso Atto Unico europeo, tuttavia molte delle sue proposte, anche se con tempi e modalità diverse, dal nome “Unione europea” al concetto di “cittadinanza” sono diventate realtà nei successivi decenni.
Altre suggestioni presentate allora dal Parlamento europeo non sono state né recepite né sviluppate, tuttavia – forse anche proprio per questa ragione – continuano ad essere di attualità, come lo è più in generale, anche alla luce di quell’esperienza, la necessità di disporre di istituzioni europee forti, funzionanti, efficaci, rappresentative e legittimate dalla partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini.
L’eredità di Spinelli, a quarant’anni dalla sua morte, è forte, importante e impegnativa, nel merito, con riferimento alla prospettiva federale come necessità se non urgenza, e nel metodo, con l’invito a mobilitarsi e ad agire, a partire dalla quotidianità e dalla dimensione locale, perché, come suggerisce il titolo di una celebre raccolta di suoi scritti, “l’Europa non cade dal cielo”.

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