Lagarde lascia la BCE e guarda alla politica francese

La presidente della Banca centrale europea si dimetterà il 7 febbraio 2027, prima della scadenza del mandato. La decisione apre la corsa alla successione a Francoforte e anticipa il suo possibile coinvolgimento nel dibattito politico francese, in vista delle elezioni presidenziali.

Christine Lagarde lascerà la presidenza della Banca centrale europea il prossimo 7 febbraio, interrompendo anticipatamente il mandato iniziato nel novembre 2019 e destinato a concludersi nell’ottobre 2027. L’annuncio, arrivato il 29 ottobre al termine della riunione del Consiglio direttivo della BCE, segna una svolta inattesa ai vertici di una delle istituzioni più importanti dell’Unione europea, in una fase particolarmente delicata per gli equilibri economici e politici del continente.

La decisione è stata comunicata dalla stessa Lagarde con un videomessaggio rivolto al personale dell’istituzione. La presidente uscente ha rivendicato i risultati raggiunti durante il suo mandato, sottolineando il ruolo della BCE nella difesa della stabilità dei prezzi e del sistema finanziario europeo. Il Consiglio direttivo le ha tributato una lunga standing ovation, mentre si apre la procedura per la nomina del suo successore.

La politica francese dietro la scelta di Lagarde

A rendere particolarmente significativa la scelta di Lagarde è soprattutto la sua coincidenza con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali francesi, previste per aprile 2027. L’ex ministra dell’Economia di Nicolas Sarkozy non ha annunciato una candidatura né precisato quale ruolo intenda assumere, ma ha chiaramente indicato nella volontà di intervenire nel dibattito pubblico una delle ragioni della decisione di abbandonare Francoforte.

«Non penso di poter rimanere neutrale», ha dichiarato rispondendo alle domande dei giornalisti. Lagarde ha spiegato di assistere con crescente preoccupazione alla diffusione di rappresentazioni distorte della realtà e di ritenere necessario far sentire la propria voce, anche alla luce dell’esperienza accumulata alla guida del Fondo monetario internazionale e della BCE. Una libertà di espressione e di iniziativa politica che considera incompatibile con gli obblighi istituzionali del suo attuale incarico.

«Ci sono cose che posso dire. E non posso farlo nella mia posizione attuale».

Le sue parole hanno inevitabilmente alimentato le speculazioni su un possibile coinvolgimento nella campagna presidenziale francese. La scadenza del mandato di Emmanuel Macron, che non può ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo, apre una competizione dall’esito incerto, nella quale il futuro dell’orientamento europeista della Francia rappresenterà uno dei temi centrali. Lagarde potrebbe scegliere di sostenere una candidatura o di partecipare al confronto politico senza scendere direttamente in campo.

Una successione che riguarda anche gli equilibri europei

Le dimissioni anticipate aprono anche una questione istituzionale di notevole rilievo. Lasciando la BCE a febbraio, Lagarde consentirà infatti di completare la successione prima delle elezioni francesi. Sarà così Emmanuel Macron, e non il suo successore all’Eliseo, a partecipare ai negoziati europei per individuare il nuovo presidente della banca centrale. Una circostanza che ha alimentato l’ipotesi di una scelta concordata per preservare l’influenza dell’attuale governo francese su una nomina strategica, sebbene non vi siano conferme di un simile accordo.

La presidenza della BCE viene assegnata dal Consiglio europeo, su raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea e previa consultazione del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo della stessa banca centrale. La scelta richiederà quindi un’intesa tra i governi dell’area euro, nella quale peseranno tanto le competenze dei candidati quanto gli equilibri politici e geografici tra gli Stati membri.

La successione alla BCE si intreccia con il futuro politico della Francia.

Tra i possibili successori figurano lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, già governatore della Banca di Spagna e attuale direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, l’olandese Klaas Knot, ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi, e il tedesco Joachim Nagel, presidente della Bundesbank. Si tratta di personalità con orientamenti e sensibilità differenti, la cui eventuale nomina potrebbe incidere sul dibattito interno alla BCE, pur senza comportare necessariamente un cambiamento radicale della politica monetaria.

Il bilancio di sette anni alla guida della BCE

Lagarde lascia un’istituzione che durante la sua presidenza ha attraversato alcune delle crisi economiche più difficili della storia recente dell’Unione. Dalla pandemia alla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, fino alla forte ripresa dell’inflazione, la BCE ha dovuto adottare decisioni straordinarie per sostenere l’economia e successivamente riportare sotto controllo la crescita dei prezzi.

Il suo mandato è stato caratterizzato anche da una maggiore attenzione alle implicazioni economiche dei cambiamenti climatici, alla stabilità finanziaria e al ruolo internazionale dell’euro. Un’impostazione che ha talvolta suscitato critiche da parte di quanti ritengono che la banca centrale debba limitare rigorosamente il proprio intervento alla politica monetaria, evitando di assumere posizioni su questioni considerate prevalentemente politiche.

L’annuncio delle dimissioni arriva mentre l’Europa continua a confrontarsi con una crescita economica debole, le difficoltà della competitività industriale e la necessità di finanziare nuovi investimenti strategici. In questo contesto, la scelta del successore di Lagarde assumerà un significato che va oltre la continuità nella gestione dei tassi di interesse, coinvolgendo il ruolo che la BCE sarà chiamata a svolgere nella futura architettura economica europea.

Il futuro politico di Christine Lagarde

Resta aperta, infine, la questione delle intenzioni personali della presidente uscente. Lagarde ha escluso che una propria candidatura all’Eliseo rappresenti una buona idea, ma non ha chiarito come intenda utilizzare la libertà riconquistata con le dimissioni. Tra le ipotesi circolate figura anche un possibile incarico alla guida del World Economic Forum, accanto a quella di un suo coinvolgimento nel dibattito politico francese ed europeo.

Le sue dichiarazioni sembrano tuttavia indicare una volontà precisa: non limitarsi a un nuovo incarico istituzionale, ma intervenire pubblicamente su questioni che considera decisive per il futuro delle democrazie e delle economie occidentali. Dopo aver guidato il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea, Christine Lagarde potrebbe dunque prepararsi a una nuova fase della propria carriera, nella quale il peso della sua esperienza internazionale si traduca in un ruolo politico più esplicito.

Il prossimo febbraio si chiuderà così una stagione importante per la BCE. Ma l’uscita anticipata di Lagarde potrebbe avere conseguenze ben più ampie, tanto sugli equilibri tra le istituzioni europee quanto sulla competizione politica che attende la Francia nel 2027.