Serbia, gli studenti vincono le elezioni e chiudono l’era Vučić

La lista nata dalle proteste contro la corruzione conquista la maggioranza assoluta in Parlamento. Dopo anni di dominio politico, Aleksandar Vučić ammette la sconfitta. Si apre una nuova fase per la democrazia serba e per i rapporti con l'Unione europea.

La Serbia volta pagina. Le elezioni parlamentari del 25 ottobre hanno segnato la vittoria della Lista degli studenti, il movimento politico nato dalle grandi mobilitazioni popolari degli ultimi due anni. Con il 52,7% dei voti e 139 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale, la formazione ha conquistato la maggioranza assoluta, sconfiggendo l’alleanza guidata dal Partito progressista serbo (SNS), fermatasi al 39,2% e a 97 seggi. Un risultato che mette fine al lungo predominio politico di Aleksandar Vučić, il quale ha riconosciuto pubblicamente la sconfitta.

L’affluenza, vicina al 70%, è stata la più alta registrata nel Paese dal 1992. Un dato che testimonia la portata della mobilitazione, soprattutto tra i giovani, e la volontà di una parte significativa della società serba di cambiare il sistema politico. La vittoria della lista studentesca rappresenta un passaggio storico per un Paese nel quale, negli ultimi anni, si sono moltiplicate le denunce di corruzione, controllo dei mezzi di informazione e indebolimento delle istituzioni democratiche.

Dalla tragedia di Novi Sad alla vittoria elettorale

All’origine del movimento c’è il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, avvenuto il 1° novembre 2024, nel quale persero la vita 16 persone. La tragedia, verificatasi dopo lavori di ristrutturazione dell’infrastruttura, divenne rapidamente il simbolo delle carenze amministrative e della corruzione denunciate da una parte crescente della popolazione.

Le prime manifestazioni, organizzate dagli studenti universitari per chiedere trasparenza e accertamento delle responsabilità, si trasformarono progressivamente in un movimento nazionale. Alle proteste aderirono docenti, lavoratori, agricoltori e cittadini di diverse generazioni. Le mobilitazioni, proseguite per mesi nonostante le tensioni con le autorità, finirono per mettere in discussione l’intero sistema di potere costruito attorno a Vučić.

Un governo di professori e rappresentanti della società civile?

La Lista degli studenti presenta caratteristiche insolite rispetto ai tradizionali partiti politici. La sua forza deriva da un movimento che ha cercato di mantenere una struttura partecipativa, evitando di identificarsi con un unico leader. Tra i candidati figurano professori universitari, professionisti, esponenti della cultura e rappresentanti della società civile, riuniti attorno a un programma incentrato sulla lotta alla corruzione e sul rafforzamento delle istituzioni.

La formazione è guidata dal cardiologo Ilija Srdanovic, ma resta ancora da definire chi assumerà la guida del nuovo esecutivo. La maggioranza parlamentare offre ai vincitori la possibilità di governare autonomamente, ma la trasformazione di un movimento di protesta in una forza di governo rappresenta una sfida considerevole. Tra le priorità figurano l’indipendenza della magistratura, la libertà dell’informazione, la trasparenza amministrativa e la riforma del sistema educativo.

L’Unione europea guarda al cambiamento

Il risultato elettorale è stato accolto positivamente dalle istituzioni europee. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha congratulato la Lista degli studenti, sottolineando la disponibilità dell’UE a sostenere le riforme sullo Stato di diritto, sulla libertà dei media e sulla lotta alla corruzione. Anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha salutato la vittoria e l’elevata partecipazione elettorale, ribadendo l’impegno europeo a favore del percorso di integrazione della Serbia.

Il Paese è candidato all’adesione all’Unione europea dal 2012, ma il negoziato ha incontrato numerosi ostacoli, legati soprattutto alle carenze nello Stato di diritto, ai rapporti con il Kosovo e alla politica estera di Belgrado. Vučić aveva mantenuto una posizione di equilibrio tra Bruxelles, Mosca e Pechino, cercando di beneficiare dei rapporti economici con l’Europa senza rinunciare ai tradizionali legami con la Russia.

La prospettiva di una Serbia più democratica non coincide necessariamente con quella di una Serbia più occidentale. Le rivendicazioni che hanno portato gli studenti alla vittoria riguardano anzitutto la corruzione, lo Stato di diritto e il funzionamento delle istituzioni, mentre il rapporto con la Russia e l’orientamento internazionale del Paese attraversano sensibilità politiche e generazionali diverse. I bombardamenti della NATO del 1999, ancora profondamente radicati nella memoria collettiva serba, continuano a condizionare la percezione dell’Occidente, così come i legami storici, culturali e religiosi con Mosca conservano un peso significativo. Il cambiamento politico a Belgrado non prefigura dunque né una rottura con la Russia né un’adesione incondizionata al progetto europeo.

La vittoria del movimento studentesco potrebbe aprire nuove prospettive, ma non implica automaticamente un riallineamento geopolitico. Il nuovo governo dovrà confrontarsi con questioni particolarmente delicate, a cominciare dal Kosovo e dalle relazioni con Mosca. La stessa Russia ha preso atto del risultato elettorale, auspicando che Vučić continui a contribuire ai rapporti bilaterali anche dall’opposizione.

La sfida della transizione democratica

La sconfitta elettorale di Vučić non significa necessariamente la scomparsa del sistema politico e amministrativo consolidatosi durante gli anni del suo governo. Il Partito progressista conserva una presenza parlamentare significativa e una struttura organizzativa radicata nel Paese. Il passaggio di potere richiederà quindi non soltanto la formazione di un nuovo esecutivo, ma anche la capacità di intervenire sulle istituzioni senza compromettere la stabilità politica.

Per la Serbia si apre una fase di grandi aspettative, accompagnate da altrettante incognite. Il movimento che ha portato centinaia di migliaia di cittadini nelle piazze e ha conquistato la maggioranza parlamentare dovrà ora dimostrare di saper tradurre le richieste di cambiamento in riforme concrete. Per l’Unione europea, la nuova stagione politica serba rappresenta un’opportunità per rilanciare il processo di allargamento nei Balcani occidentali, collegandolo a progressi effettivi nella qualità della democrazia e nello Stato di diritto.