Electrolux, stop ai licenziamenti e nuove prospettive per Porcia

La multinazionale fa un passo indietro sui licenziamenti, ma non rinuncia al ridimensionamento della presenza in Italia: 1.250 uscite volontarie e incentivate in tre anni. Per Porcia arrivano nuove produzioni, mentre resta aperto il nodo dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi. Sullo sfondo, la crisi dell’industria europea degli elettrodomestici.

Electrolux fa un passo indietro sui licenziamenti, ma non sul progetto di ridurre significativamente la propria presenza occupazionale in Italia. Al tavolo del 5 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la multinazionale svedese ha ritirato il piano dei licenziamenti unilaterali, sostituendolo con una proposta che prevede fino a 1.250 uscite volontarie e incentivate nell’arco di tre anni, suddivise tra 650 operai e 600 impiegati.

Il cambio di rotta è significativo. Nella primavera scorsa il piano prevedeva 1.719 esuberi, successivamente ridotti a circa 1.450, distribuiti nei cinque stabilimenti italiani di Porcia, Susegana, Solaro, Forlì e Cerreto d’Esi. La nuova proposta elimina dunque il ricorso ai licenziamenti collettivi e diluisce la riduzione dell’organico nel tempo, accompagnandola con incentivi all’uscita e ammortizzatori sociali.

Ma il problema occupazionale non scompare: se il piano fosse realizzato integralmente, Electrolux avrebbe comunque 1.250 dipendenti in meno in Italia. È anche per questo che i sindacati considerano il ritiro dei licenziamenti un passo avanti importante, ma non la conclusione della vertenza.

Novanta milioni di investimenti e una nuova geografia delle produzioni

Accanto alla revisione del piano occupazionale, Electrolux ha annunciato 90 milioni di euro di investimenti e una ridefinizione delle produzioni italiane. L’obiettivo dichiarato è concentrare maggiormente gli stabilimenti nazionali sui segmenti a maggiore valore aggiunto: lavastoviglie, lavatrici e lavasciuga ad alta tecnologia, oltre a piani cottura e forni di fascia premium.

Il tema è particolarmente delicato perché la riorganizzazione del gruppo non riguarda soltanto il numero degli addetti, ma anche la distribuzione internazionale delle produzioni. Nei mesi scorsi era infatti emersa l’intenzione di trasferire in Asia alcune lavorazioni oggi realizzate in Italia, nel quadro di una riorganizzazione globale del gruppo.

Proprio la difesa dei volumi produttivi, insieme al mantenimento in Italia delle attività di ricerca e sviluppo e delle funzioni qualificate, è diventata quindi uno dei punti centrali del confronto con le organizzazioni sindacali.

Porcia: nuovi prodotti, ma resta da capire l’impatto sull’occupazione

Per il Friuli Venezia Giulia il nuovo piano contiene alcuni elementi positivi. A Porcia, storico stabilimento Electrolux del Pordenonese, è prevista un’estensione della gamma produttiva con lavatrici da 12 chilogrammi, prodotti della linea Professional e lavasciuga di alta gamma.

È un cambiamento non secondario rispetto alle prospettive delineate nei mesi precedenti e rafforza almeno in parte il ruolo industriale dello stabilimento friulano.

Restano tuttavia questioni ancora da definire. Electrolux non ha indicato in modo definitivo come le 1.250 uscite previste saranno distribuite tra i diversi siti e, di conseguenza, quale sarà l’effettivo impatto sull’organico di Porcia. I rappresentanti sindacali chiedono inoltre che in un eventuale accordo vengano garantiti non soltanto l’assenza di licenziamenti unilaterali, ma anche il mantenimento delle produzioni e delle funzioni di ricerca e sviluppo.

Per Porcia, dunque, il nuovo piano rappresenta un miglioramento rispetto allo scenario precedente, ma non consente ancora di considerare definitivamente assicurato il futuro occupazionale e produttivo dello stabilimento.

Lo scenario nazionale

Nel quadro complessivo degli stabilimenti italiani, la situazione più delicata resta quella di Cerreto d’Esi, nelle Marche, dove lavorano circa 170 persone e si producono cappe aspiranti.

Il precedente piano Electrolux ne prevedeva la chiusura. Nella nuova proposta la cessazione immediata viene superata e sostituita da un percorso di reindustrializzazione e riqualificazione del personale, da costruire con istituzioni e parti sociali e con il coinvolgimento di un advisor incaricato di ricercare possibili investitori.

La produzione dovrebbe quindi proseguire durante la fase di transizione, anche attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma il problema industriale rimane: Electrolux non ha indicato una prospettiva di lungo periodo per la propria produzione a Cerreto e una parte delle lavorazioni delle cappe era già stata trasferita in Polonia.

È proprio su questo punto che le letture divergono. Il Governo sottolinea che nel nuovo piano non compare più la chiusura immediata dello stabilimento; sindacati e amministratori locali chiedono invece garanzie affinché la reindustrializzazione non si traduca semplicemente nell’uscita di Electrolux dal sito e nella ricerca, tutta da costruire, di un nuovo investitore.

Cerreto d’Esi resta quindi il punto più fragile dell’intera vertenza e uno dei temi decisivi del negoziato delle prossime settimane.

La crisi Electrolux e la questione industriale europea

La vertenza italiana si inserisce in una trasformazione molto più ampia dell’industria europea degli elettrodomestici. I produttori continentali devono confrontarsi con la pressione dei concorrenti asiatici, con costi energetici più elevati e con una progressiva redistribuzione delle produzioni verso aree a minore costo.

La stessa Electrolux ha legato il futuro delle proprie attività italiane anche alla necessità di migliorare la competitività del sistema produttivo europeo.

Italia, Francia, Germania, Polonia, Slovacchia e Spagna hanno presentato un documento congiunto che chiede alla Commissione europea di riconoscere il carattere strategico dell’industria degli elettrodomestici e di predisporre un Piano d’azione specifico per il settore. Tra i temi posti all’attenzione di Bruxelles figurano il costo dell’energia, la concorrenza internazionale e gli strumenti necessari ad accompagnare la transizione dell’industria europea.

Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la strategia industriale, Stéphane Séjourné, ha successivamente confermato la disponibilità dell’esecutivo europeo ad agire sulla base delle indicazioni avanzate dai sei Paesi.

La vicenda Electrolux assume così una dimensione che va oltre la singola vertenza aziendale. Il problema riguarda la capacità dell’Europa di conservare sul proprio territorio produzioni industriali mature ma strategiche, impedendo che la ricerca di maggiore competitività si traduca semplicemente nello spostamento della manifattura verso altre aree del mondo.

Per il Friuli Venezia Giulia la questione è particolarmente concreta. Porcia non è soltanto un grande stabilimento, ma parte di una storia industriale e di una filiera produttiva profondamente radicate nel territorio e integrate nel sistema manifatturiero europeo.

Il nuovo piano allontana lo scenario dei licenziamenti unilaterali e offre a Porcia nuove prospettive produttive, ma non chiude la vertenza Electrolux. Il prossimo passaggio è fissato al 29 ottobre, quando azienda, Governo e sindacati dovranno provare a trasformare le aperture emerse finora in un accordo. E sarà allora che si potrà capire se il ridimensionamento annunciato in primavera sarà diventato davvero un piano industriale capace di garantire una prospettiva alla presenza di Electrolux in Italia.

Stéphane Séjourné, Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea (foto: EC)