Commissione europea: nuove procedure per il mancato recepimento delle direttive

Bruxelles richiama gli Stati membri al rispetto dei termini. Per l’Italia contestazioni sul diritto alla riparazione e sulle emissioni industriali

La Commissione europea ha avviato nuove procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri che non hanno comunicato il completo recepimento di alcune direttive dell’Unione entro i termini previsti.

Il primo passaggio è l’invio di una lettera di costituzione in mora. I Paesi interessati dispongono ora di due mesi per rispondere alla Commissione, completare il recepimento e notificare le misure adottate. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere con un parere motivato, passaggio successivo della procedura di infrazione.

Tra i provvedimenti che interessano l’Italia figura la direttiva (UE) 2024/1799 sul diritto alla riparazione. Le nuove norme puntano a favorire la riparazione dei prodotti anziché la loro sostituzione, consentendo ai consumatori di richiedere, a determinate condizioni, la riparazione di beni come smartphone, lavatrici e frigoriferi anche dopo la scadenza della garanzia legale. I produttori devono inoltre garantire interventi entro tempi ragionevoli e a prezzi ragionevoli, fornendo informazioni chiare sui servizi disponibili.

L’Italia è inoltre tra i Paesi richiamati per il mancato completo recepimento della direttiva (UE) 2024/1785 sulle emissioni industriali e zootecniche. La disciplina rafforza le misure per la riduzione delle emissioni e dell’impiego di sostanze pericolose, amplia il campo di applicazione delle precedenti norme sulle emissioni industriali e introduce nuove tutele per i cittadini.

Il quadro delle procedure mostra tuttavia situazioni molto diverse tra i vari settori. Sul mercato dell’idrogeno e del gas decarbonizzato, infatti, l’Italia è l’unico dei 27 Stati membri ad aver notificato il completo recepimento della direttiva (UE) 2024/1788 entro il termine del 5 agosto 2026. La Commissione ha quindi aperto la procedura nei confronti di tutti gli altri 26 Paesi.

Le iniziative rientrano nell’attività con cui la Commissione verifica che le direttive europee siano recepite integralmente e nei tempi stabiliti negli ordinamenti nazionali. La costituzione in mora non comporta ancora il deferimento alla Corte di giustizia: apre una fase di interlocuzione nella quale gli Stati possono sanare le carenze contestate.