I Paesi dell’Unione europea chiedono di rendere più flessibile uno dei meccanismi che regolano il mercato europeo delle emissioni. Gli ambasciatori dei Ventisette hanno concordato il 23 settembre la posizione del Consiglio sulla modifica della cosiddetta riserva stabilizzatrice del mercato, la Market Stability Reserve (MSR), uno degli strumenti utilizzati per evitare squilibri eccessivi nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’EU ETS.
Dietro una materia apparentemente molto tecnica c’è una questione piuttosto semplice: quante quote di CO₂ devono rimanere disponibili nel sistema europeo e quante, invece, devono essere cancellate definitivamente?
L’ETS impone alle imprese dei settori interessati di disporre di una quota per ogni tonnellata di CO₂ emessa. Il numero complessivo delle quote disponibili diminuisce progressivamente, in modo da rendere più conveniente ridurre le emissioni. Le quote possono però essere acquistate e vendute e il loro prezzo dipende anche dall’equilibrio tra domanda e offerta.
Per evitare che sul mercato ce ne siano troppe o troppo poche, dal 2019 funziona la Market Stability Reserve. In termini semplici, è una sorta di serbatoio: quando circolano troppe quote, una parte viene sottratta al mercato e trasferita nella riserva; quando invece le quote diventano scarse, la riserva può contribuire a riportarne una parte sul mercato.
Il problema riguarda ciò che accade alle quote che si accumulano in questo serbatoio. Secondo le regole attuali, quando la riserva supera i 400 milioni di quote, quelle eccedenti vengono invalidate. Non sono semplicemente accantonate: vengono cancellate definitivamente e non possono più essere utilizzate in futuro. Dal 2023 questo meccanismo ha eliminato oltre tre miliardi di quote.
La Commissione europea ha proposto ad aprile di cambiare sistema. Secondo Bruxelles, dopo anni nei quali il problema principale era rappresentato dall’eccesso di quote disponibili, nei prossimi anni potrebbe verificarsi la situazione opposta. Con la progressiva riduzione delle quote prevista dall’ETS, il mercato potrebbe diventare più rigido, soprattutto dalla metà degli anni Trenta. Prezzi molto elevati o fortemente instabili avrebbero conseguenze anche sui costi sostenuti dall’industria europea.
Per questo la Commissione ha proposto di interrompere definitivamente la cancellazione delle quote presenti nella riserva oltre la soglia prevista. Le quote rimarrebbero così disponibili nella MSR e potrebbero essere utilizzate qualora in futuro le regole del sistema ne determinassero il rilascio. L’obiettivo dichiarato è aumentare la liquidità, la stabilità e la prevedibilità del mercato europeo della CO₂.
Il compromesso dei governi
Gli Stati membri hanno scelto una soluzione intermedia. La posizione concordata dal Consiglio prevede che fino al 31 dicembre 2030 le quote che superano l’attuale soglia di 400 milioni non vengano più cancellate. Rimarranno nella riserva, aumentando quindi le dimensioni del cuscinetto a disposizione del sistema.
Dal 1° gennaio 2031, invece, il meccanismo di invalidazione tornerebbe in funzione, ma con una soglia molto più elevata: non più 400 milioni, bensì 800 milioni di quote. Solo ciò che eccederà questo livello verrebbe nuovamente cancellato.
Questo non significa che fino al 2030 le imprese potranno automaticamente emettere più CO₂. Le quote conservate nella riserva non vengono immediatamente restituite alle aziende e non viene eliminato il tetto alle emissioni previsto dall’ETS. La modifica serve piuttosto a evitare che una grande quantità di quote venga distrutta definitivamente, lasciando al sistema un margine maggiore per reagire in futuro a eventuali situazioni di scarsità.
Commissione, Parlamento e Consiglio: tre soluzioni diverse
Su questo punto le tre istituzioni europee hanno assunto posizioni differenti.
| Posizione | Cosa succede alle quote nella riserva |
|---|---|
| Regole attuali | vengono cancellate oltre 400 milioni |
| Commissione europea | propone di eliminare definitivamente la cancellazione |
| Parlamento europeo | mantiene la cancellazione, ma alza la soglia a 650 milioni |
| Consiglio Ue | sospende la cancellazione fino a fine 2030; dal 2031 la ripristina sopra 800 milioni |
Il Parlamento europeo ha infatti scelto una strada più prudente rispetto sia alla Commissione sia ai governi. Il 15 settembre ha approvato la propria posizione mantenendo il principio della cancellazione definitiva, ma portando la soglia da 400 a 650 milioni di quote. La commissione Ambiente dell’Eurocamera aveva in precedenza respinto la proposta della Commissione di eliminare completamente il meccanismo.
La distanza tra Parlamento e Consiglio dovrà ora essere colmata attraverso il negoziato interistituzionale. Il Consiglio punta a raggiungere un accordo definitivo entro la fine del 2026.
Perché l’Europa sta cambiando le regole
La discussione sulla riserva si inserisce in un confronto più ampio sul futuro dell’ETS. Il sistema europeo è stato costruito anche per far sì che il costo delle emissioni aumenti progressivamente e spinga le imprese a investire nella decarbonizzazione. Ma una disponibilità di quote troppo ridotta potrebbe provocare aumenti molto rapidi del prezzo della CO₂ e accrescere i costi per le industrie sottoposte all’ETS.
La modifica della riserva cerca quindi di intervenire non sugli obiettivi climatici, ma sul funzionamento del mercato attraverso il quale una parte di quegli obiettivi viene perseguita. La Commissione ritiene che il surplus di quote che aveva caratterizzato l’ETS in passato sia stato fortemente ridotto e che sia necessario prepararsi a un mercato potenzialmente più scarso negli anni successivi al 2030.
La decisione sulla MSR è inoltre soltanto un primo intervento. Nel luglio 2026 la Commissione ha presentato una revisione più ampia dell’EU ETS, attualmente all’esame dei legislatori europei, che riguarda anche competitività, decarbonizzazione e funzionamento della riserva.
Il compromesso raggiunto dai governi anticipa quindi una questione destinata a diventare sempre più importante: mantenere un prezzo della CO₂ sufficientemente elevato da incentivare la riduzione delle emissioni, evitando allo stesso tempo che una scarsità eccessiva di quote produca forti oscillazioni e costi difficilmente prevedibili per l’industria europea.

