L’ultimo saluto a Emma Bonino, una vita per i diritti e per l’Europa

Alla camera ardente in Campidoglio l’omaggio della politica italiana ed europea. Sul feretro la bandiera dell’Ue, simbolo di una battaglia federalista portata avanti per tutta la vita

Emma Bonino è morta a Roma a 78 anni, lasciando un vuoto che attraversa la politica italiana ed europea ben oltre i confini della sua storia radicale. Parlamentare, ministra degli Esteri e degli Affari europei, commissaria europea, per oltre mezzo secolo è stata protagonista delle battaglie per i diritti civili, lo Stato di diritto, la giustizia internazionale e l’integrazione europea.

Da domenica la Sala della Protomoteca del Campidoglio ospita la camera ardente, dove cittadini ed esponenti delle istituzioni stanno rendendo l’ultimo omaggio alla leader radicale. Sul feretro Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha deposto una bandiera dell’Unione europea, richiamando una delle battaglie che hanno accompagnato Bonino per tutta la vita. La camera ardente resta aperta oggi, lunedì 14 settembre, fino alle 19; a seguire, in piazza del Campidoglio, si terrà una veglia civile. I funerali di Stato, in forma laica, sono previsti domani alle 12.30, sempre nella Protomoteca.

Il cordoglio ha unito personalità e forze politiche spesso molto lontane dalle sue posizioni. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il «segno nella vita della Repubblica» lasciato da Bonino attraverso un «impegno tenace e coerente». Radicale, liberale, femminista ed europeista, ha sottolineato il capo dello Stato, è stata protagonista di riforme che hanno inciso sulla società italiana e di battaglie internazionali contro la fame, la pena di morte e per l’istituzione del Tribunale penale internazionale. Negli ultimi anni, ha aggiunto Mattarella, «la sua priorità era l’unità e la maggiore integrazione dell’Unione Europea».

Anche Giorgia Meloni, pur ricordando la distanza tra le rispettive sensibilità politiche, le ha riconosciuto il ruolo avuto nella vita pubblica italiana: «Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione».

Dal Parlamento europeo è arrivato uno dei saluti più significativi. La presidente Roberta Metsola ha ricordato una donna che «non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto» e che ha scelto invece di andare avanti «indicando la strada agli altri». «L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza», ha aggiunto.

Un’Europa che per Bonino non è mai stata soltanto uno spazio economico o istituzionale. Eletta al Parlamento europeo già nel 1979, nelle prime elezioni dirette dell’assemblea, tornò a Strasburgo nel 1999 dopo essere stata commissaria europea nella Commissione Santer. Nel corso della sua lunga attività politica continuò a sostenere apertamente una trasformazione federale dell’Unione, fino a fare degli Stati Uniti d’Europa uno dei suoi ultimi grandi obiettivi politici.

Sandro Gozi l’ha ricordata come «una delle voci più libere, limpide e coraggiose della nostra Europa», impegnata per un’Europa democratica e federale, capace di difendere libertà, diritti civili e dignità umana. Per Gozi quella convinzione non fu «un ideale astratto», ma «una battaglia politica di una vita intera».

Lucia Annunziata ha richiamato soprattutto gli anni trascorsi da Bonino nella Commissione europea: «Ha mostrato agli italiani qualcosa che non si vedeva spesso: un politico italiano che si faceva rispettare in Europa, che diventava guida, che esercitava influenza e potere reale». Una libertà politica, ha osservato, resa possibile anche dal fatto che Bonino «non apparteneva a nessuna chiesa, politica o religiosa».

Il riconoscimento è arrivato anche da chi aveva condiviso poco delle sue idee. Letizia Moratti ha parlato di una «donna libera, coraggiosa e tenace», riconoscendole «la forza delle convinzioni, la coerenza e uno straordinario senso delle istituzioni». Enrico Letta, che nel 2013 la volle alla Farnesina, ha affidato il suo ricordo a poche parole: «Emma, unica, indimenticabile. Grazie per tutto. L’Italia e l’Europa ti devono tanto, tantissimo».

Nella storia politica italiana il nome di Bonino resta soprattutto legato alle campagne radicali che hanno accompagnato alcune delle grandi trasformazioni civili del Paese: dall’aborto al divorzio, dalla libertà di scelta ai diritti delle donne. Sul piano internazionale si è battuta contro le mutilazioni genitali femminili e la pena di morte e a favore della giustizia penale internazionale.

+Europa, il partito che aveva contribuito a fondare nel 2018, l’ha salutata ricordandola come «attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera». E ha indicato nella battaglia per «l’Europa unita, democratica e federale» una parte essenziale della sua eredità politica.

È forse questo il tratto che più lega il percorso di Emma Bonino alla storia europea degli ultimi cinquant’anni: la convinzione, mantenuta anche quando l’idea federalista sembrava minoritaria, che l’integrazione non dovesse fermarsi al mercato e alla moneta, ma dovesse diventare un progetto politico. Una battaglia portata avanti fino agli ultimi anni della sua vita e che oggi accompagna il saluto a una delle figure italiane più riconoscibili nelle istituzioni europee.