BRIDGEforEU, dal confine Italia-Slovenia parte la sperimentazione per abbattere le barriere burocratiche

Il GECT Euregio Senza Confini e il GECT GO lavoreranno alla creazione di un punto di coordinamento tra Italia, Slovenia e Austria. L’obiettivo è risolvere gli ostacoli amministrativi e giuridici che continuano a pesare sulla vita quotidiana nelle regioni transfrontaliere

Abolire le frontiere non significa necessariamente eliminare gli ostacoli che esse producono. Differenze tra norme, procedure amministrative, autorizzazioni e competenze delle autorità nazionali continuano a complicare la vita di chi lavora, utilizza servizi o realizza attività a cavallo tra due Stati dell’Unione europea. È proprio su questo terreno che entra ora nella fase operativa BRIDGEforEU, il nuovo strumento europeo pensato per individuare e contribuire a rimuovere le barriere giuridiche e amministrative nelle regioni di confine.

Il regolamento, entrato in vigore nel 2025, non nasce da zero, ma prova a rendere strutturale un patrimonio di esperienze accumulato soprattutto attraverso i programmi Interreg. Negli anni la cooperazione territoriale europea ha permesso di individuare centinaia di ostacoli transfrontalieri e di sperimentare possibili soluzioni. BRIDGEforEU cerca ora di trasformare questo lavoro in un sistema stabile, offrendo agli Stati membri un quadro comune ma lasciando loro ampia libertà nell’organizzazione.

Halkin (Commissione Ue): «È essenziale che quando qualcuno ha un problema sappia a chi rivolgersi»

«Il regolamento è volontario e sostiene iniziative già esistenti dal basso verso l’alto», spiega a Europa Today Jean-Pierre Halkin, capo unità della Direzione generale della Politica regionale e urbana della Commissione europea (Dg Regio). Ogni Paese potrà infatti decidere se istituire uno o più Punti di coordinamento transfrontaliero e scegliere come organizzarli: attraverso una struttura nazionale, un organismo condiviso con un Paese confinante oppure un meccanismo che coinvolga direttamente le autorità regionali.

L’idea è soprattutto quella di offrire un interlocutore identificabile a cittadini, imprese e amministrazioni che si trovano davanti a un ostacolo transfrontaliero. «È essenziale che quando qualcuno ha un problema sappia a chi rivolgersi», sottolinea Halkin. «Non deve più accadere che una persona venga indirizzata da un’amministrazione all’altra senza sapere chi sia realmente competente».

Il regolamento non attribuisce tuttavia ai nuovi organismi il potere di cancellare autonomamente gli ostacoli. La decisione finale rimane nelle mani delle autorità competenti, ma BRIDGEforEU introduce un processo più trasparente, con responsabilità e tempi definiti per esaminare le segnalazioni e individuare possibili soluzioni.

Circa 150 milioni di cittadini dell’Unione vivono nelle regioni di confine. Rimuovere anche solo il 20% degli ostacoli esistenti potrebbe far crescere del 2% il PIL delle regioni transfrontaliere e creare oltre un milione di posti di lavoro.

Dietro una questione apparentemente molto tecnica c’è un problema che interessa una parte consistente della popolazione europea. Circa 150 milioni di cittadini dell’Unione vivono nelle regioni di confine. Secondo uno studio richiamato dalla Commissione europea, la rimozione anche soltanto del 20% degli ostacoli esistenti potrebbe determinare un aumento del 2% del PIL delle regioni transfrontaliere e creare oltre un milione di posti di lavoro.

Ma gli effetti delle frontiere amministrative si misurano anche in situazioni molto più quotidiane: dall’accesso ai servizi sanitari e all’istruzione ai trasporti, dal lavoro pendolare alle attività economiche, fino all’organizzazione di eventi che interessano contemporaneamente territori appartenenti a due Paesi.

L’esperienza maturata sul confine tra Italia e Francia mostra bene la natura del problema. Il progetto Alcotraité, sviluppato nell’ambito di Interreg Italia-Francia, ha coinvolto la Regione Liguria e altri partner italiani e francesi nell’individuazione degli ostacoli esistenti e nella ricostruzione delle competenze amministrative sui due lati della frontiera.

«Dopo trent’anni di cooperazione e di progetti Interreg, a volte abbiamo ancora difficoltà a trovare gli interlocutori giusti per risolvere alcuni problemi», spiega Marco Rolandi, funzionario responsabile Interreg della Regione Liguria. Il progetto ha quindi coinvolto cittadini, enti locali, organismi di ricerca e associazioni, arrivando a costruire una sorta di mappa delle competenze necessaria per capire quale amministrazione debba intervenire di fronte a ciascun problema.

Non sempre, infatti, gli ostacoli derivano dall’esistenza di legislazioni incompatibili. Nel caso dei collegamenti ferroviari tra Italia e Francia, per esempio, alcune difficoltà erano dovute semplicemente al mancato coordinamento tra gli enti responsabili della programmazione degli orari. «È importante una governance multilivello», osserva Rolandi. «Devono essere coinvolti tutti i livelli, dalle città alle Regioni fino agli Stati, perché le competenze necessarie per risolvere un problema sono distribuite tra amministrazioni diverse».

Esperienze analoghe sono state sviluppate in altre regioni europee. BorderLabs CE coinvolge otto regioni di Austria, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Ungheria nella sperimentazione di strumenti per affrontare problemi relativi alla mobilità, alla sanità, al turismo e alla gestione delle emergenze. Sul confine tra Ungheria e Slovacchia, il progetto #ACCESS ha invece sviluppato un sistema per raccogliere, analizzare e monitorare gli ostacoli transfrontalieri.

«Da qui si parte per coordinare insieme il processo per arrivare a soluzioni comuni da una parte all’altra del confine», spiega Nikoletta Horváth, responsabile dei programmi Interreg del ministero degli Affari esteri e del commercio ungherese. Perché il nuovo sistema funzioni, aggiunge, servirà «una rete che coinvolga ministeri, enti locali, università ed esperti giuridici».

Il tema riguarda molto da vicino anche il Friuli Venezia Giulia e in particolare Gorizia e Nova Gorica, diventate negli ultimi anni uno dei laboratori più avanzati della cooperazione territoriale europea. Anche dopo la progressiva scomparsa del confine fisico e l’esperienza della Capitale europea della cultura 2025, le due città continuano infatti a confrontarsi con norme, procedure e competenze amministrative differenti.

Un episodio raccontato nella documentazione dedicata a BRIDGEforEU riguarda proprio piazza Transalpina, attraversata dal confine italo-sloveno. In occasione di un concerto per la Festa dell’Europa, gli organizzatori scoprirono a pochi giorni dall’evento che sul lato italiano era stato autorizzato, nello stesso luogo e nello stesso momento, un raduno scolastico. Le procedure amministrative separate avevano fatto sì che le due iniziative fossero autorizzate senza che le amministrazioni coinvolte ne avessero conoscenza reciproca; l’evento scolastico dovette essere spostato all’ultimo momento.

È un esempio apparentemente marginale, ma rende molto concreto il problema. Organizzare un unico evento in uno spazio fisicamente unitario può significare confrontarsi con due sistemi di autorizzazione, differenti norme di sicurezza, diversi standard tecnici e interlocutori amministrativi distinti. La frontiera può quindi essere quasi invisibile per chi attraversa una piazza e continuare invece a esistere pienamente per chi deve amministrarla.

BRIDGEforEU punta a trasformare le numerose esperienze maturate nei territori in un meccanismo permanente. I Punti di coordinamento, avverte Halkin, dovranno essere «iniziative di lungo periodo, sostenute da strutture credibili e risorse adeguate». Bruxelles potrà finanziare la fase iniziale, ma saranno soprattutto gli Stati membri a doverne garantire la continuità.

Per territori come quello tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia la questione assume un significato particolare. Dopo aver trasformato una frontiera che divideva fisicamente città e comunità in uno spazio quotidiano di cooperazione, la sfida dell’integrazione europea diventa ora eliminare almeno una parte delle frontiere amministrative sopravvissute alla scomparsa delle sbarre.