Slovenia, l’UE gela l’Italia: “Nessun motivo per chiudere la frontiera”

Mentre Roma valuta un irrigidimento nei confronti della Spagna dopo la crisi di Ceuta, Bruxelles richiama il governo Meloni al rispetto delle regole europee sui controlli alle frontiere interne.

Bruxelles richiama il governo Meloni: secondo Frontex gli attraversamenti irregolari sono in calo e i controlli alle frontiere interne possono essere mantenuti solo come misura temporanea ed eccezionale

In sostanza, l’Italia non ha più motivi sufficienti per mantenere i controlli alla frontiera con la Slovenia. È la posizione espressa dalla Commissione europea, che invita il governo italiano ad avviare il graduale superamento di una misura che, secondo il diritto dell’Unione, può essere adottata solo in via temporanea ed eccezionale.

La presa di posizione di Bruxelles arriva in risposta a un’interrogazione dell’eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint, che contestava la raccomandazione della Commissione di eliminare progressivamente i controlli alle frontiere interne dell’area Schengen e chiedeva se non fosse contraddittorio sollecitare l’Italia a rinunciare a uno strumento ritenuto efficace mentre l’Unione, a suo avviso, non garantirebbe ancora un adeguato controllo delle frontiere esterne.

Nella risposta, il commissario europeo per gli Affari interni e l’Immigrazione, Magnus Brunner, ricorda anzitutto che il ripristino dei controlli alle frontiere interne costituisce una misura di extrema ratio, consentita solo in presenza di circostanze eccezionali e per un periodo limitato.

Brunner osserva inoltre che i dati raccolti da Frontex registrano un costante calo degli attraversamenti non autorizzati delle frontiere esterne dell’Unione, compresa la rotta dei Balcani occidentali, quella che interessa direttamente il confine tra Italia e Slovenia. Per questo motivo, secondo la Commissione, il ricorso a strumenti alternativi – come la cooperazione transfrontaliera tra le forze di polizia, lo scambio di informazioni e il coordinamento operativo tra gli Stati membri – rappresenta oggi un mezzo «efficiente ed efficace» per garantire un elevato livello di sicurezza senza limitare la libera circolazione prevista dallo spazio Schengen.

Il richiamo della Commissione si inserisce in una linea già tracciata nei mesi scorsi. A giugno Bruxelles aveva infatti raccomandato a nove Stati membri – Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia – di avviare un graduale superamento dei controlli alle frontiere interne, introdotti in deroga alle regole di Schengen e, in diversi casi, mantenuti ben oltre i limiti temporali previsti dalla normativa europea.

In quell’occasione Brunner aveva sostenuto che «è giunto il momento di eliminare gradualmente i controlli alle frontiere interne», definendo il corretto funzionamento di Schengen uno dei principali risultati dell’integrazione europea. La raccomandazione, tuttavia, aveva incontrato la resistenza di diversi governi, tra cui Germania e Austria, favorevoli a mantenere i controlli come strumento di contrasto all’immigrazione irregolare.

Nella risposta all’interrogazione di Cisint, il commissario ricorda infine che l’Unione ha rafforzato anche gli strumenti comuni di contrasto alle reti criminali che gestiscono il traffico di migranti. Tra questi figura il nuovo Centro europeo contro il traffico di migranti istituito all’interno di Europol, destinato a fornire supporto operativo e analitico agli Stati membri.

La posizione della Commissione assume particolare rilievo anche alla luce del nuovo dibattito apertosi in Europa dopo la crisi migratoria di Ceuta. Dopo il massiccio afflusso di migranti nell’enclave spagnola, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna, sostenendo che la decisione del governo di Pedro Sánchez di regolarizzare oltre 500 mila immigrati irregolari abbia favorito un effetto attrattivo e incentivato il traffico di esseri umani. Le dichiarazioni del vicepremier hanno provocato un duro scontro diplomatico con Madrid: il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares le ha definite «indegne» di un Paese amico e partner europeo, accusando l’Italia di fare «demagogia partitica», mentre il governo spagnolo ha convocato l’ambasciatore italiano per protestare formalmente.

Nel frattempo anche altri esponenti del centrodestra europeo hanno chiesto un rafforzamento dei controlli alle frontiere interne. Bruxelles, tuttavia, continua a ribadire una linea diversa: eventuali restrizioni alla libera circolazione devono restare misure eccezionali, proporzionate e limitate nel tempo, nel rispetto delle regole che disciplinano lo spazio Schengen. Nel caso della frontiera tra Italia e Slovenia, secondo la Commissione, tali presupposti non sussistono più.