La Commissione europea ha respinto la richiesta di registrazione dell’iniziativa dei cittadini europei “Save Europe Act”, che proponeva una moratoria sui nuovi canali di immigrazione “non occidentale” e una revisione delle politiche europee in materia di migrazione e asilo. Per Bruxelles, i criteri sui quali si fonda la proposta sono manifestamente incompatibili con i valori dell’Unione europea, in particolare con il divieto di discriminazione fondata sulla razza e sull’origine etnica.
La decisione impedisce ai promotori di avviare la raccolta delle firme prevista dall’Iniziativa dei cittadini europei (ICE), lo strumento di democrazia partecipativa introdotto dal Trattato di Lisbona che permette ai cittadini dell’Unione di sollecitare la Commissione a presentare nuove proposte legislative.
Per poter essere registrata, un’iniziativa deve rispettare una serie di condizioni stabilite dal regolamento europeo. Tra queste, non può essere “manifestamente contraria” ai valori sanciti dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. È proprio su questo requisito che “Save Europe Act” non ha superato l’esame della Commissione.
L’iniziativa veniva presentata dai suoi organizzatori come uno strumento per “salvare l’Europa” attraverso una moratoria temporanea sui nuovi canali di immigrazione provenienti da Paesi considerati “non occidentali”. La sospensione avrebbe riguardato anche i visti per motivi di studio e i ricongiungimenti familiari.
Nella motivazione della proposta comparivano riferimenti alla necessità di preservare la “continuità etnica e culturale” dei “popoli autoctoni d’Europa” e di contrastare quella che gli organizzatori definivano una “sostituzione demografica” provocata dall’immigrazione di persone “non occidentali” e “non europee”.
Sono proprio questi criteri ad aver determinato il rifiuto della registrazione. Secondo la Commissione, una moratoria costruita su tali distinzioni comporterebbe una discriminazione basata sulla razza e sull’origine etnica. La proposta risulta perciò incompatibile con l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea, che comprende tra i valori fondanti dell’Unione il rispetto della dignità umana, dell’uguaglianza e dei diritti delle persone appartenenti a minoranze, e con l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, che vieta ogni forma di discriminazione fondata, tra l’altro, sulla razza e sull’origine etnica.
La mancata registrazione blocca l’iniziativa prima ancora della fase di raccolta delle adesioni. Per arrivare all’esame politico della Commissione, un’ICE registrata deve raccogliere almeno un milione di firme, raggiungendo le soglie previste in almeno sette Stati membri. Il raggiungimento di questi requisiti obbliga la Commissione a esaminare l’iniziativa e a fornire una risposta formale, ma non la vincola a presentare una proposta legislativa.
L’Iniziativa dei cittadini europei è operativa dall’aprile 2012. Da allora la Commissione ha registrato 135 proposte. La registrazione, peraltro, non equivale a un sostegno politico da parte dell’esecutivo europeo: come ha ricordato la stessa Commissione, il contenuto di ogni ICE esprime esclusivamente il punto di vista dei suoi organizzatori.
Nel caso di “Save Europe Act”, però, la proposta non è arrivata neppure a questa fase. La Commissione ha ritenuto che la distinzione tra immigrazione “occidentale” e “non occidentale”, associata esplicitamente alla tutela della continuità etnica dei popoli europei, superasse i limiti entro i quali il diritto dell’Unione consente di utilizzare lo strumento dell’iniziativa dei cittadini.

