La Spagna riporta al centro del dibattito europeo il tema del debito comune con una proposta destinata a dividere l’Eurogruppo. Madrid propone un nuovo meccanismo di emissione di bond europei fino a 850 miliardi di euro l’anno per finanziare gli investimenti, completare il mercato unico e rafforzare la competitività dell’Unione, creando di fatto una sorta di “safe asset”, un titolo comune che, secondo il governo spagnolo, contribuirebbe anche a rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.
Il piano, illustrato dal ministro dell’Economia Carlos Cuerpo in occasione della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, si inserisce nel dibattito sul rilancio dell’integrazione economica europea e punta, nelle intenzioni di Madrid, a dare seguito anche alle indicazioni contenute nel rapporto di Enrico Letta sul mercato unico, contribuendo alla riduzione delle barriere che ancora limitano crescita e competitività.
Secondo il governo spagnolo, il nuovo sistema consentirebbe di ottenere una maggiore efficienza nell’emissione del debito, riducendo i costi di finanziamento. La stima di Madrid parla di risparmi fino a 25 miliardi di euro l’anno grazie all’emissione congiunta di titoli da parte della Commissione europea, garantiti in ultima istanza dal bilancio dell’Unione, mentre gli Stati partecipanti continuerebbero a rispondere in prima battuta delle rispettive obbligazioni.
“Ciò che proponiamo è una maggiore efficienza al momento di emettere debito. Abbiamo calcolato che l’incremento di emissione congiunta consentirà un risparmio di 25 miliardi nell’insieme dell’Unione”, ha spiegato Carlos Cuerpo. Per Madrid non si tratterebbe di una mutualizzazione del debito, bensì di un meccanismo volontario capace di favorire investimenti, integrazione dei mercati dei capitali e crescita senza aumentare il debito pubblico complessivo dell’Unione.
La partecipazione al nuovo strumento sarebbe infatti volontaria e richiederebbe il coinvolgimento dei principali emittenti dell’eurozona. “Per avere un volume sufficiente”, ha sottolineato Cuerpo, è necessario che partecipino i grandi Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania e Paesi Bassi.
Proprio sull’adesione dei governi europei emergono però le principali divisioni politiche. La Germania continua a mantenere la propria tradizionale contrarietà agli eurobond, posizione già manifestata anche nel dibattito sul finanziamento comune della difesa europea.
I Paesi Bassi respingono con decisione la proposta. “Ogni giorno c’è una discussione sugli eurobond. Probabilmente non sarà l’ultima, ma la risposta è sempre la stessa: no”, ha dichiarato il ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen.
Anche la Finlandia esclude qualsiasi apertura. “No a nuovo debito comune”, ha affermato la ministra delle Finanze Riikka Purra, ribadendo che “non è la soluzione e non è un’opzione per la Finlandia”.
Più prudente la posizione dell’Irlanda. Il ministro delle Finanze Simon Harris ha ricordato come la priorità della presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea sia il negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale (MFF 2028-2034), lasciando intendere che Dublino non intenda aprire un ulteriore fronte negoziale su uno strumento di debito comune.
Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha sintetizzato lo stato del confronto con una constatazione: “Al momento non c’è consenso su questo”. In attesa di eventuali sviluppi, il messaggio rivolto agli Stati membri resta quello di proseguire sulla strada delle riforme. “Riforme, riforme, riforme”, ha scandito Pierrakakis, osservando che l’attuale contesto internazionale rimane troppo incerto per formulare previsioni economiche affidabili e che, proprio per questo, “dobbiamo tenere la casa in ordine”.
Sul fronte dei sostenitori della proposta spagnola si colloca invece l’Italia. Secondo fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, “l’Italia vede con favore la proposta spagnola”, pur riconoscendo le difficoltà che un’iniziativa di questo tipo incontra nell’ambito dell’Ecofin e più in generale del confronto europeo. Anche la Francia avrebbe espresso un orientamento prudenzialmente favorevole, mentre il Portogallo si è schierato a sostegno dell’iniziativa.
Il confronto sui bond comuni si è inserito in una riunione dell’Eurogruppo nella quale si è discusso anche della decisione della Commissione europea di estendere la clausola di flessibilità del Patto di stabilità alle spese energetiche, oltre che a quelle per la difesa. Pur trattandosi di una scelta che non richiede un’approvazione formale degli Stati membri, saranno comunque i governi dell’eurozona a dover valutare i piani nazionali che includeranno tali spese.
Nella dichiarazione finale dell’Eurogruppo è stato ribadito che le misure adottate per affrontare la crisi energetica dovranno rimanere “temporanee e mirate”, preservando al tempo stesso la sostenibilità delle finanze pubbliche. Un richiamo alla prudenza fiscale che conferma come il dibattito sul futuro degli strumenti comuni europei resti strettamente intrecciato con quello sulla disciplina di bilancio e sulla governance economica dell’Unione.

