L’Unione europea rivede al ribasso il calendario del percorso di adesione dell’Ucraina. Dopo aver valutato la possibilità di aprire entro luglio tutti i principali cluster negoziali, Bruxelles punta ora a sbloccarne soltanto due: il Cluster 6, dedicato alle relazioni esterne, e il Cluster 2, relativo al mercato interno. Gli altri tre pacchetti verrebbero affrontati successivamente, con un approccio più graduale.
Alla base del cambio di strategia vi sono soprattutto le persistenti difficoltà politiche all’interno dell’Unione. Secondo fonti diplomatiche citate da Euronews, l’Ungheria non ha ancora sottoscritto le lettere congiunte necessarie per autorizzare formalmente l’apertura dei nuovi cluster, bloccando di fatto l’avanzamento del processo.
L’Ucraina e la Moldavia avevano registrato un primo passo avanti con l’apertura del Cluster 1 dedicato ai fondamentali, avvenuta all’inizio del mese dopo un lungo periodo di stallo. La nuova fase dei negoziati, tuttavia, incontra ora una maggiore cautela da parte di Budapest.
Il governo guidato da Péter Magyar ritiene che l’apertura simultanea di tutti i cluster possa trasmettere l’immagine di un’accelerazione eccessiva del processo di adesione. Una posizione che si discosta da quella della maggioranza degli Stati membri, i quali considerano invece l’apertura dei cluster come l’avvio di un percorso destinato a richiedere ancora molti anni prima dell’eventuale ingresso nell’Unione.
Sul piano tecnico, la Commissione europea continua a sostenere che Kiev abbia completato le condizioni necessarie per avviare tutti i sei cluster negoziali, che comprendono complessivamente 33 capitoli dell’acquis comunitario. Anche la commissaria europea per l’Allargamento, Marta Kos, aveva indicato luglio come possibile momento per un’apertura molto più ampia dei negoziati, obiettivo poi ridimensionato alla luce delle resistenze politiche.
Dopo l’ultimo vertice dei leader europei, anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha adottato toni più prudenti, limitandosi ad affermare che l’obiettivo è aprire “altri cluster prima dell’estate”, senza confermare la prospettiva di uno sblocco completo.
Da Kiev, il presidente Volodymyr Zelensky continua invece a chiedere un’accelerazione del processo, ribadendo che l’Ucraina è pronta ad avviare immediatamente tutti i cluster negoziali.
Restano inoltre aperte le questioni politiche sollevate dall’Ungheria, che continua a richiamare la tutela della minoranza ungherese della Transcarpazia e sostiene che l’adesione dell’Ucraina debba seguire un percorso graduale, analogo a quello già previsto per i Paesi dei Balcani occidentali. Budapest ha inoltre prospettato la possibilità di sottoporre l’eventuale adesione ucraina a un referendum nazionale una volta conclusi i negoziati, un processo che, secondo il governo ungherese, potrebbe richiedere tra i dieci e i quindici anni.

