Diritto a restare, l’UE prepara una strategia contro spopolamento e disuguaglianze territoriali

“Lasciare deve essere una scelta libera, non una necessità dovuta alla mancanza di opportunità”; Fitto lancia la consultazione pubblica sulla nuova strategia europea “Right to stay”

“La libertà di movimento deve significare anche libertà di restare”. Attorno a questo principio la Commissione europea ha avviato la costruzione della strategia “Right to stay”, il nuovo quadro politico che punta a contrastare spopolamento, declino economico e perdita di servizi nelle aree più fragili dell’Unione europea.

L’iniziativa è stata lanciata a Bruxelles durante un evento promosso dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea per Coesione e Riforme, Raffaele Fitto, insieme a rappresentanti delle istituzioni europee, governi nazionali, regioni e società civile. L’obiettivo dichiarato è garantire ai cittadini europei “la possibilità di vivere, costruire una famiglia e un futuro nel luogo che chiamano casa”, senza essere costretti a trasferirsi a causa della mancanza di lavoro, infrastrutture o servizi essenziali.

“Le persone dovrebbero poter restare perché lo vogliono, non andarsene perché costrette”, ha affermato Fitto nel suo intervento al Parlamento europeo. Il vicepresidente esecutivo ha insistito sul fatto che il problema non riguarda solo la mobilità, ma soprattutto l’assenza di prospettive in molte aree europee: “Vediamo popolazioni diminuire, giovani partire, economie stagnare o declinare. Queste tendenze sono collegate e mettono crescente pressione sulle comunità”.

Secondo Fitto, non esiste una soluzione unica. “Nessuna singola politica può risolvere il problema. Nessun singolo livello istituzionale può farlo da solo. Serve un’azione coordinata tra politiche europee, nazionali e locali”. Il tema, ha spiegato, riguarda competitività, coesione territoriale, servizi pubblici, trasporti, agricoltura, alloggi, connessioni digitali e infrastrutture.

Letta: “Il mercato unico senza una politica di coesione diventa un problema per l’Europa”

Il concetto di “diritto a restare” era stato introdotto nel dibattito europeo dal rapporto Much More than a Market dell’ex presidente del Consiglio italiano Enrico Letta, che ha partecipato all’evento di Bruxelles. “Il mercato unico senza una politica di coesione diventa un problema per l’Europa”, ha avvertito Letta, sottolineando la necessità di investire in trasporti, sanità, istruzione e alloggi per evitare che intere regioni vengano svuotate di giovani e competenze.

Anche il ministro delle Finanze cipriota Makis Keravnos, intervenuto in rappresentanza della presidenza di turno del Consiglio dell’UE, ha messo in guardia contro il rischio di una “geografia del malcontento”. “Circa 135 milioni di europei vivono in territori rimasti progressivamente indietro”, ha affermato. “È un segnale di divergenza strutturale e disuguaglianza”.

Fitto ha annunciato l’apertura immediata di una consultazione pubblica europea, una “call for evidence” che resterà aperta fino all’inizio di giugno e coinvolgerà cittadini, regioni, imprese e amministrazioni locali. “Siamo particolarmente interessati a due domande: cosa serve concretamente a una persona per scegliere di restare nella propria regione, e come possiamo lavorare insieme per garantirlo”, ha spiegato.

La Commissione pubblicherà inoltre nelle prossime settimane i risultati di un Eurobarometro dedicato al tema, realizzato su 50 mila cittadini europei per comprendere le ragioni che spingono a lasciare – o a rimanere – nei territori d’origine.

Secondo la Commissione, un europeo su tre vive oggi in una regione che negli ultimi vent’anni ha perso popolazione, mentre un numero simile di cittadini risiede in aree economicamente in declino. Per questo la futura strategia “Right to stay” dovrebbe diventare uno degli assi del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’UE, integrandosi con la politica di coesione e con i futuri piani nazionali e regionali di partenariato.

“Lasciare dovrebbe sempre essere una libera scelta, mai una necessità dettata dalla mancanza di opportunità”, ha concluso Fitto. “Dobbiamo rendere ogni regione europea più competitiva, più connessa e più attrattiva, investendo in servizi, istruzione e infrastrutture”.