Bilancio Ue 2028-2034, il Parlamento chiede 200 miliardi in più e sfida il Consiglio

Il Parlamento europeo chiede 200 miliardi in più per il bilancio 2028-2034 e di tenere fuori dal quadro finanziario il rimborso del debito NextGenerationEU, aprendo uno scontro con il Consiglio tra governi contrari all’aumento, divisioni nel PPE e un dibattuto sul nodo delle risorse proprie

Il Parlamento europeo definisce la propria linea sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione e apre formalmente il confronto con il Consiglio. Sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, l’Aula approva una posizione negoziale che chiede un aumento di circa 200 miliardi di euro rispetto alla proposta della Commissione europea, portando il totale a circa 2.200 miliardi. Una scelta che segna l’avvio di un negoziato complesso e politicamente sensibile, destinato a ridefinire priorità e strumenti finanziari dell’Unione.

La richiesta del Parlamento – sostenuta da una maggioranza ampia che include popolari, socialisti, liberali e verdi – nasce dall’esigenza di evitare che il rimborso del debito contratto per il NextGenerationEU venga finanziato a scapito delle politiche europee. Il relatore Siegfried Mureșan chiarisce che l’obiettivo è garantire ai beneficiari un livello di risorse superiore rispetto alla proposta della Commissione, mentre il capogruppo del PPE Manfred Weber insiste sulla necessità di un bilancio “forte e solido”, mettendo implicitamente di fronte alle proprie responsabilità i governi contrari all’aumento. “È giunto il momento della verità. Chi non è pronto a dare all’UE le risorse necessarie e affrontare il tema delle ‘risorse proprie’ deve essere sincero e dirci che l’unica alternativa è tagliare” -ha dichiarato.

Siegfried Mureșan: “La posizione del Parlamento europeo è chiara: noi riteniamo che non sia possibile fare di più con meno”

Il nodo centrale riguarda il trattamento del debito comune. Il Parlamento chiede che i rimborsi dei prestiti contratti sui mercati per finanziare il piano di ripresa siano gestiti al di fuori del bilancio pluriennale, evitando che incidano sui programmi europei. La Commissione, al contrario, propone di includerli nel quadro finanziario, introducendo una pressione diretta sulle risorse disponibili. La differenza di impostazione è sostanziale e rappresenta uno dei principali punti di attrito del negoziato.

Il confronto si complica ulteriormente guardando al Consiglio, dove prevale una linea più restrittiva. Diversi Stati membri – tra cui Germania, Paesi Bassi, Svezia e Finlandia – non intendono aumentare i contributi nazionali e spingono per contenere la spesa complessiva. Questo divario istituzionale si riflette anche all’interno del Partito Popolare Europeo, dove la posizione espansiva degli eurodeputati non coincide con quella di numerosi leader nazionali.

All’interno del Parlamento stesso, il consenso sull’aumento del bilancio è accompagnato da condizioni e riserve. I liberali di Renew Europe, guidati da Valérie Hayer, subordinano il proprio sostegno a progressi concreti sulle risorse proprie dell’Unione, considerate indispensabili per sostenere un aumento stabile del bilancio senza gravare sui contributi nazionali. I socialisti, con Iratxe García Pérez, insistono sulla necessità di costruire una maggioranza ampia anche negli Stati membri e di accompagnare il negoziato con un lavoro politico sul piano nazionale.

Valérie Hayer: “Non daremo il nostro consenso al bilancio se non ci saranno progressi credibili sulle risorse proprie.”

Non mancano le critiche. I conservatori di European Conservatives and Reformists contestano sia l’aumento del bilancio sia l’introduzione di nuove risorse proprie, ritenendo che queste scelte comportino un eccessivo accentramento a livello europeo. Anche i verdi, pur favorevoli all’incremento delle risorse, mettono in guardia da incoerenze politiche tra le dichiarazioni a Bruxelles e le posizioni dei governi nazionali.

Tra le priorità indicate dal Parlamento vi è il mantenimento dei livelli di spesa per la Politica agricola comune e per la coesione, con una netta opposizione a ipotesi di tagli o accorpamenti in un fondo unico. Allo stesso tempo, viene sottolineata la necessità di rafforzare programmi strategici come ricerca, innovazione e mobilità, ritenuti centrali per la competitività europea e la transizione economica.

Il tema delle risorse proprie resta uno dei più divisivi. L’ipotesi di introdurre nuove entrate autonome – ad esempio attraverso strumenti fiscali europei o prelievi su specifici settori – incontra il favore di una parte significativa del Parlamento, ma trova forti resistenze tra gli Stati membri, rendendo incerto l’esito del negoziato.

Il commissario al bilancio Piotr Serafin richiama la necessità di raggiungere un accordo entro il 2026, per evitare ritardi nell’avvio del nuovo ciclo finanziario. Il tempo a disposizione è limitato e il confronto tra Parlamento e Consiglio si preannuncia serrato.

Il dibattito sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 assume così una valenza che va oltre la dimensione tecnica. In gioco c’è la definizione delle priorità dell’Unione per il prossimo decennio e la capacità di dotarsi degli strumenti finanziari necessari per sostenerle, in un equilibrio ancora incerto tra ambizione politica e vincoli imposti dagli Stati membri.

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