Magyar trionfa in Ungheria, si chiude l’era Orbán

Affluenza record e Tisza verso la super maggioranza. Von der Leyen: “L’Ungheria ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Un Paese riprende il suo percorso europeo. L’Unione diventa più forte.”

Il lungo dominio di Viktor Orbán, durato 16 anni, si chiude con una sconfitta netta che segna una svolta politica per l’Ungheria e promette di avere effetti ben oltre i confini nazionali. Le elezioni, caratterizzate da un’affluenza record, consegnano la vittoria a Péter Magyar e al suo partito Tisza, proiettato verso una solida maggioranza parlamentare, potenzialmente dei due terzi.

Con oltre il 91% delle schede scrutinato, Tisza è accreditato di 138 seggi su 199, mentre Fidesz si ferma a 54. Orbán ha riconosciuto la sconfitta:
“I risultati elettorali non sono ancora definitivi, ma la situazione è comprensibile e chiara. Il risultato è doloroso per noi, ma inequivocabile. La responsabilità e la possibilità di governare non ci sono state affidate. Mi sono congratulato con il vincitore.”

Dal canto suo, Magyar ha sottolineato la portata storica del voto:
“Come avevamo promesso, come speravamo, oggi, 12 aprile 2026, l’Ungheria e diversi milioni di cittadini hanno fatto di nuovo la storia, esattamente 23 anni dopo il referendum sull’adesione all’Unione europea.”

Se i risultati verranno confermati, la maggioranza qualificata permetterà al nuovo governo di smantellare i pilastri della cosiddetta “democrazia illiberale” costruita da Orbán, intervenendo su magistratura, media e apparato statale. Tra gli obiettivi più immediati vi sono le riforme necessarie per sbloccare i fondi europei congelati e il ridimensionamento dell’influenza di Fidesz nelle istituzioni chiave, inclusa la Corte costituzionale.

La fine dell’era Orbán rappresenta un passaggio cruciale anche per l’Unione europea, che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con la sua capacità di sfruttarne le debolezze istituzionali, fino a ostacolare – insieme a Mosca – importanti pacchetti di aiuti a favore dell’Ucraina. Non a caso, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha commentato con entusiasmo:
“L’Ungheria ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Un Paese riprende il suo percorso europeo. L’Unione diventa più forte. L’Ungheria ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Insieme siamo più forti. Un Paese torna sul suo percorso europeo. L’Unione si rafforza… Il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria questa sera.”

Il risultato ha suscitato reazioni immediate nelle capitali europee. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di una vittoria della partecipazione democratica e dell’adesione ai valori europei, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invitato il nuovo governo a collaborare per rafforzare un’Europa più unita, sicura e coesa.

Anche altri leader europei hanno salutato il voto come un passaggio decisivo per il ritorno dell’Ungheria nel perimetro pieno dello stato di diritto e della cooperazione europea. In parallelo, il risultato rappresenta un duro colpo per i movimenti nazionalisti e per l’area politica che negli Stati Uniti aveva individuato in Orbán un modello, nonostante il sostegno ricevuto durante la campagna elettorale da figure vicine a Donald Trump.

Il nuovo scenario apre dunque una fase di ridefinizione dei rapporti tra Budapest e Bruxelles. La possibilità di riformare il sistema giudiziario, riequilibrare il controllo sui media – oggi largamente concentrato – e rivedere un sistema elettorale costruito per ostacolare l’alternanza potrebbe segnare il ritorno a un assetto più pluralista.

GPer l’Unione europea, la sconfitta di Orbán non è solo la fine di una lunga stagione politica, ma anche l’occasione per ricomporre una frattura interna che per anni ha messo in discussione i principi fondamentali dello stato di diritto. Per l’Ungheria, si apre invece una fase nuova, in cui la promessa di un ritorno al “percorso europeo” dovrà tradursi in riforme concrete e in una ricostruzione della fiducia tra istituzioni e cittadini.